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Abduction (1a parte)

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Riconoscimento e tecniche di autodifesa

seconda parte dell'articolo

Introduzione

Le note contenute in questo manuale servono:

  • agli addotti per riconoscere il problema abduction su di loro
  • agli interessati a lavorare su addotti, per aiutarli ad uscire da questa problematica invasiva ed invalidante.

Caratteristica delle note incluse in questo lavoro è che le istruzioni che si danno per operare con Programmazione Neurolinguistica, con Ipnosi, con Archetipi e quant'altro qui contenute, sono alla protata di tutti e posson essere da tutti utilizzate, senza bisogno di specialisti di un settore che a tutt'oggi non ha specialisti.

TEST DI AUTOVALUTAZIONE (TAV ver. 3)

 

Nello studio dei fenomeni di Interferenza Aliena (IA), ho messo a punto una procedura specifica che prevede di effettuare, con il presunto addotto, un colloquio preliminare, durante il quale si cerca di stabilire se il soggetto sia veramente stato addotto, oppure abbia turbe di tipo schizoide.

Uno dei primi test a cui viene sottoposto il nuovo soggetto è un semplice elenco di domande a cui egli deve rispondere. Se l’interessato risponde nel modo verificato su decine e decine di addotti, allora si comincia a pensare che, chi stiamo analizzando, potrebbe effettivamente essere stato oggetto di interessi da parte di entità aliene al nostro pianeta e si può procedere con altri tipi di test.

Il test, o meglio, la serie di semplici domande da porre al potenziale addotto, nasce dall’esigenza di sapere rapidamente se vale la pena di continuare l’indagine, oppure se è il caso di dirgli subito che, per sua fortuna, non ha avuto niente a che fare con gli alieni.

Un esame rapido come questo si è reso necessario perché il grande numero di persone da analizzare rende indispensabile una risposta certa in tempi brevi ed uno dei principali scopi da conseguire è proprio quello di dire subito al soggetto cosa si pensa del suo caso.

Non ci si può premettere di adottare metodi tediosi, farraginosi, lunghissimi e soprattutto inefficaci, come quelli utilizzati da alcuni gruppi ufologici che, essendo formati da dilettanti incompetenti riguardo a queste tematiche, non sono poi, in realtà, in grado di fornire all’addotto nessuna risposta seria.

Quello che voglio dire è che, negli ultimi anni, sono stato interpellato per risolvere dei casi di abduction che, già analizzati dal CUN e dal Parsec, non erano stati portati a conclusione. In altre parole, il soggetto che aveva chiesto consulenza a queste due sigle non si era sentito dare una risposta definitiva, o, peggio, non si era nemmeno sentito dare una valutazione di tipo sia pur vagamente reale e credibile.

A chiedermi questa ulteriore consulenza era, di solito, qualcuno del CUN stesso, che in tal modo confermava la scarsa fiducia nei mezzi d’inchiesta e nell’esperienza del Parsec. Effettivamente una volta mi trovai di fronte ad un soggetto che, analizzato dal Parsec, si era, a sua detta, sentito rispondere, che non era stato addotto, ma i suoi fenomeni derivavano da una fattura (sic!) che gli era stata fatta.

Non mi piace andare a controllare il lavoro degli altri, ma in quel caso non potei fare a meno di constatare (dal colloquio preliminare che ebbi con questa persona) che mi trovavo di fronte ad un caso di violenza carnale, subita, in età infantile, all’interno del nucleo familiare, da parte dello zio della donna in questione. Parlando con l’interessata, che mostrava gravi segni di schizofrenia dissociativa della personalità, le chiesi se, con il Parsec, avesse affrontato tale problema, ma mi sentii rispondere che nessuno le aveva chiesto nulla a tale proposito. In breve, il Parsec non si era semplicemente accorto che la giovane donna era stata, da piccola, oggetto di violenza carnale nel nucleo familiare.

In quell’occasione, all’interno del CUN, qualcuno mi chiese di rianalizzare il caso e così, dopo il solito scambio epistolare preliminare, seguito da un colloquio di due ore, detti al soggetto la mia versione dei fatti, nel modo che ritenni opportuno in quella sede.
Mi trovai nell’imbarazzante situazione di dover verificare, proprio su richiesta dei membri del CUN, l’operato dei loro stessi indagatori riguardo al caso; ciò mi creava disagio, irrequietezza e senso di impotenza, soprattutto perché il tempo passava ed io vedevo persone che, semplicemente per non avermi voluto dare retta illo tempore, ora perdevano giorni preziosi dietro metodologie improbabili, obsolete, inadatte e quant’altro, comunque evidentemente a mio avviso totalmente inefficaci.

Non sta a me giudicare il lavoro di altri, ma l’impressione di essere il solo a capirci qualcosa era indubbiamente forte!
Man mano che questi episodi si ripetevano, io cercavo anche di defilarmi da quella situazione. In fondo avevo già le mie gatte da pelare e non avevo nessuna voglia di infilare la testa nel sacco del CUN, di cui, francamente, mi importava ben poco.
La batteria di domande che veniva proposta al colloquio iniziale con il probabile addotto andava sempre più complicandosi, sulla base dei racconti che gli addotti facevano, delle esperienze comuni che loro raccontavano ed anche delle comuni sensazioni che essi provavano prima e dopo la vera e propria abduction.

Non ho preso spunto da altri questionari di quel tipo in giro su Internet, né, soprattutto, dal questionario del dottor Boylan, grande amico della signora Paola Harris, ma anche grande incompetente in materia di psicologia. Non so, francamente, se l’incompetenza di questo signore in tale materia sia dovuta al fatto che è americano, quindi decisamente poco colto rispetto alla scuola di psicologia europea, o perché è, come lui stesso si definisce nei suoi articoli ed interviste, un “contattato”.

Chi, infatti, si trova all’interno del sistema che sta studiando ed in prima persona subisce l’abduction, non può, a mio avviso, essere un investigatore del fenomeno, poiché ne ha sempre una visione chiusa attorno al proprio SÉ. Costui si comporta come quello studente di medicina che studia psichiatria per risolvere i problemi che ha dentro di sé, non riuscendo a riconoscerne le cause a livello conscio e sperando di capirle dall’esame dei suoi pazienti. L’Italia degli psichiatri e degli psicologi è piena di tipi simili. Anche qui da noi alcuni ipnologi che si sono interessati al problema abduction avevano lo stesso modo di comportarsi di Boylan e sfociavano in un misticismo tecno-religioso che portava alla visione dell’alieno buono ed evoluto piritualmente e tecnologicamente, il quale, quindi, se faceva all’uomo qualcosa, lo faceva necessariamente per allargare la coscienza dell’uomo stesso.

In seguito si è scoperto che quegli ipnologi erano stati addotti, insieme con tutta la loro famiglia. La sopradescritta sindrome è la stessa che l’ufologo latino-americano Dante Minazzoli dimostrava di possedere sostenendo che gli alieni erano buoni, i comunisti erano buoni, quindi gli alieni erano marxisti. Il test proposto in questa sede è altamente perfezionato, poiché vagliato, nel tempo, su decine e decine di soggetti ed è totalmente affidabile.

Non si tratta di decine e decine di domande come nei test prodotti dagli americani Derrel Sims, Budd Hopkins, David Jacobs o di domande strane, come quelle dello stesso Boylan, ma di semplici richieste che sembrano, a volte, non avere niente a che fare con il fenomeno che si sta studiando. Infatti ritengo che un test più appare complicato più attesta che chi lo ha scritto non conosce la fenomenologia che cerca di identificare. Di conseguenza egli è costretto ad ampliare la rosa di domande, per cercare comunque di inquadrare in un contesto ampio il soggetto che sta studiando.

Infatti più ampio è il contesto più sarà sicuro di prendere il potenziale addotto nella rete della casistica. Già, ma così facendo si prendono anche pesci diversi da quelli che si vogliono pescare. È chiaro che, per pescare un solo tipo di pesce, si devono scegliere tipo e maglie della rete adatti per trattenere solo quella varietà di pesce, ma è altrettanto evidente che, per fare questo, occorre conoscere esattamente forma e dimensioni del pesce da pescare.


Chi non conosce questi ultimi particolari usa una rete che ferma tutti i pesci.
A chi ha già pescato tanti pesci del tipo desiderato le loro caratteristiche sono perfettamente note ed il test rappresenta una rete costruita su misura appunto per quel genere di pesci. Il test proposto contiene, infatti, una sequenza di domande che tende a produrre, a livello inconscio, l’evocazione dei vissuti degli addotti e dovrebbe essere proposto da qualcuno che si intenda di programmazione neuro-linguistica e sia in grado di valutare le reazioni gestuali dell’esaminato; esso può, tuttavia, anche essere autoproposto, poiché le risposte giuste sono comunque nascoste nelle pieghe dell’esperienza personale ed il soggetto che si autoesamina non può, pertanto, barare.

Alla fine del test il soggetto avrà interrogato il suo inconscio, cioè quello che conosce la verità e, dentro di sé, sospetterà automaticamente di rientrare nella casistica degli addotti, oppure no, sulla base di alcune sollecitazioni che il suo conscio non percepisce, ma il suo inconscio sospetta a livello profondo. Ovviamente il test è valido solo se il soggetto che lo autopratica è sano di mente, altrimenti l’effetto che si ottiene è lo stesso di colui che, aprendo l’enciclopedia medica, scopre di avere tutti i sintomi di tutte le malattie di cui via via legge.

È ancora una volta evidente, da quando detto, che il soggetto addotto non va considerato un malato e quindi non deve essere curato, ma solo sostenuto nella comprensione delle esperienze vissute, senza confinarle nel campo del fantastico, ma accettandole nel campo del reale attraverso la costruzione di nuovi, adeguati modelli mentali.

La pubblicazione di questa serie di domande preliminari, che fanno parte di una procedura ormai standardizzata, serve per consentire a tutti di rispondere e, se ne sentono il bisogno, prendere contatti per gli approfondimenti del caso.

Il test era nato, in origine, come esame vocale, in cui, con apposito software, si misurava la tensione delle corde vocali del soggetto da esaminare.

Durante l’esame si fa anche eseguire al soggetto un disegno molto semplice: cielo stellato e mare con onde. Il disegno, che in realtà è un test proiettivo detto “Test di Stelle ed Onde della Lallemant”, può essere effettuato da chiunque, sia in età infantile che adulta, ed è indipendente dalla cultura del soggetto esaminato.

La decisione di pubblicare questo test trae origine dal fatto che alcuni di coloro che hanno letto i miei articoli mi hanno scritto perché si ritrovano in molte delle descrizioni della sindrome da abduction: con questa serie di domande queste persone potrebbero, in qualche modo, farsi un’idea ancora sicuramente confusa, ma comunque più precisa, riguardo al tale sindrome (SDA).

 



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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 13 Gennaio 2010 20:48 )  
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