Sono profondamente convinto che solo quando raggiungi la cima della montagna puoi voltarti e osservare il percorso compiuto per salire. E soltanto in quel momento capisci se la strada che hai scelto è stata la migliore, la più ripida, la più tortuosa, la più sicura o la più breve.
Allo stesso modo quando svolgi una ricerca e credi, a torto o a ragione, di aver scoperto tutto ciò che era necessario e possibile sapere, puoi girarti e cominciare a tornare indietro per rimettere in gioco cose che hai dato per assodato con l’obiettivo di migliorare e confermare il lavoro fatto o semplicemente dire… mi sono sbagliato. Li chiamano dubbi, affinamenti, integrazioni teoriche… io più semplicemente la definisco la strada della conoscenza.
Cosa voglio dire? Voglio dire che negli ultimi tempi, grazie alle esperienze acquisite, ho potuto (forse presuntuosamente lo ammetto) rivalutare un aspetto fondamentale del fenomeno delle interferenze aliene. Sai a cosa mi riferisco? Al fatto che non sono più così convinto che gli alieni vengano a romperci l’anima… ehm… perdonami… le scatole perché vogliano raggiungere l’immortalità tramite noi.
Raggiungere l’immortalità è una cosa davvero sciocca. Un nonsense biologico, mentale, scientifico, metafisico e spirituale. Una stupidata galattica su ogni livello. Anche perché forse la morte, intesa come fine di tutto, non esiste, pertanto che senso avrebbe cercare l’opposto di una cosa che non esiste?
Troppo contorto? Aspetta... Ci sono regole dell’universo che sono valide per ogni cosa. Supponiamo per un attimo che la morte, ovvero la fine di ogni cosa, esista davvero. Muoiono le forme viventi, muoiono le particelle, muoiono le stelle, morirà perfino l’Universo quando l’entropia raggiungerà la morte termica. Possibile che solo questi sgangherati alieni non vogliano morire?
Il punto fondamentale è capire che la morte è necessaria alla vita. Non può esserci vita se non c’è morte, non può esserci inizio se non c’è fine, non può esserci l’alba se prima non c’è stato il tramonto. E tutto è in continua e ciclica trasformazione.
Si potrà pensare che gli alieni siano profondamente stupidi e sostanzialmente con poca coscienza. Anche su questo avrei da dubitare. Non esistendo un “coscienziometro” mi pare difficile misurare la coscienza altrui la quale, per definizione, è incommensurabile e forse indefinibile. Inoltre il fatto di avere un desiderio o una necessità (irrilevante al momento la differenza) che li porta a volere quella cosina intangibile che chiamiamo anima, dimostra quantomeno che una coscienza di sé, dei propri limiti o dei propri scopi deve esistere.
Infine non può essere stupido chi padroneggia una tecnologia superiore (e che sia superiore alla nostra non vi è alcun dubbio) tanto da manipolare la virtualità dello spaziotempo con estrema facilità; non può essere stupido chi sa o ha compreso che esiste quella cosa che chiamiamo anima e infine non può essere stupido il tuo avversario: che fai ti metti a combattere con uno stupido? No, non mi pare il caso…
Quello che io sostengo è che gli alieni siano qui esattamente per lo scopo opposto!
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L infinito si torce su se stesso.Anzi, ritorce.
Mi fanno venire una gran voglia di creDEre che NON esistano!
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|Registered |2011-12-26 12:20:31 alrocMolto interessante, Alex. E' sempre un piacere leggerti
Spesso si è più vicini alla verità quando si ha il coraggio di rivedere i risultati conseguiti...
Ho una formazione di tipo umanistico e riesco quindi a cogliere solo gli aspetti più "letterari" di tutta la faccenda. La prospettiva da cui guardo poggia su un approccio che oserei definire di tipo poetico, nel senso che vado collegando per analogia ciò che colgo qua e là. Questa intelligenza poetica (perdonate la definizione magari impropria) mi ha svelato in parte piccole definizioni sulla condizione umana. L'uomo è sempre sul baratro, deve compiere continue scelte che condizionano il segmento temporale immediatamente successivo ad una decisione presa. La dualità ci permette di scegliere, ma la parte che noi consideriamo negativa (che rifiutiamo) è anch'essa parte di noi...negarla significherebbe non accettare una parte di sè. Non potremmo scegliere di essere buoni se non ci sdoppiassimo a vedere la parte non animica (in questo caso gli alieni). Se non facessimo continuamente questo atto di separazione duale, saremmo statici e immobili in una neutralità infinita, quindi è necessario creare una differenza di potenziale che inneschi il moto della coscienza che esplora se stessa.
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alroc ha scritto:parte non animica (in questo caso gli alieni). Se non facessimo continuamente questo atto di separazione duale, saremmo statici e immobili in una neutralità infinita, quindi è necessario creare una differenza di potenziale che inneschi il moto della coscienza che esplora se stessa.
Hai perfettamente colto il senso di quanto affermo nell'articolo.
La dualità non è una cosa negativa (semmai lo è l'uso che l'uomo ne fa); la dualità è una necessità, un aspetto della realtà che serve a comprendere l'Uno. Non arrivi all'Uno senza la contrapposizione apparente di due lati della stessa medaglia. In altre parole... senza la due facce non sai nemmeno che esiste una medaglia...
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|Registered |2011-12-27 16:40:39 alrocAlex, visto che sono stata brava
mi fiondo in una parabolica unione di cose colte qua e là...(analogie e coincidenze).
1) finale di Harry Potter (Harry si lancia nel vuoto insieme con Voldemort)
2) finale di Sherlock Holmes (ultimo film nelle sale dal titolo credo "Gioco di ombre"
anche qui il "buono" (Sherlock) si lancia nel vuoto con il cattivo (un genio matematico che specula in borsa, diventa produttore di armi e cerca di scatenare la prima guerra mondiale per produrre una congrua domanda delle sue armi)
3) Sul blog di Franceschetti leggevo che un massone gli spiegava che non esistono i servizi segreti deviati quanto piuttosto l'uomo deviato...
Che c'entrano tutte queste cose con il dualismo?
Il buono si lancia nel vuoto con il cattivo perchè sa che è l'unica scelta possibile per eliminare quella parte di sè (l'ombra che tutti noi abbiamo). Sa che non c'è un vincitore e un vinto, c'è solo la scelta dilemmatica tra il rimanere attaccato alla vita e sopportare l'ombra che incombe dentro di sè o scegliere di continuare l'esperienza della trasformazione...quella che ti cambia a tal punto che se guardi indietro non riconosci più il te stesso di prima. In senso metaforico muore quella parte di te che ha paura, affronti il momento topico senza rimpianti e ti lanci in un cambiamento...
L'uomo deviato esiste nella misura in cui scegli di rimanere attacato alle vecchie convinzioni.
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|Registered |2011-12-31 13:53:39 AlmalibreCiao Alex il tuo articolo è interessante perché fa riflettere su molte cose.
Secondo me essere coscienti di sé, significa specialmente essere consapevoli delle proprie azioni, essere capaci di una sincera e profonda introspezione. Perché come sappiamo tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare.
Secondo me è dall’azione che puoi riconoscere il grado di coscienza di qualcuno, non da quello che dice o afferma di sapere.
Infatti gli alieni, come si vede dalle loro azioni, sono sì coscienti dei loro limiti e scopi, ma non si fanno una introspezione, non si chiedono se quello che fanno agli umani sia giusto o sbagliato, loro fanno semplicemente i loro interessi.
Secondo me, nemmeno la loro più alta e sofisticata tecnologia è indice di intelligenza, specialmente se usata per far fare guerre, sottomettere e controllare tutto e tutti. In questo senso per me l’alieno è uno stupido rispetto a noi se siamo coscienti, come ripeto, dei nostri propri atti e di quello che essi provocano negli altri. E qui mi riferisco alla nostra vita quotidiana; possiamo parlare di rispetto, di tolleranza e della voglia di imparare....
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