Questa memoria, e questo vale per tutti i tipi di memoria, sarà tanto più radicata quanto più lo stimolo al quale la risposta è ancorata viene ripetuto nel tempo, oppure tanto più ricordata quanto più lo stimolo è legato ad un forte impatto emozionale. I ricordi legati a forti impatti emozionali sono, infatti, più facilmente richiamabili e più difficilmente mimetizzabili tra gli eventi della normalità quotidiana.
Il ricordo è come un’impronta di una persona nel fango: più la persona è pesante, più l’impronta è profonda e duratura. Da un punto di vista neurovegetativo si potrebbe forse dire che più emozione c’è, più neuroni si impegnano per imprimere nella memoria quel particolare evento e quindi è poi più semplice ritrovare alcuni di questi percorsi neuronali, in quanto sono disponibili più indicazioni. A tal proposito va sottolineato con forza che gli eventi ufologici sono sovraccarichi di emozioni fortissime e di stress e questo ha permesso, durante le mie indagini, di poterli rievocare agevolmente.
L’alieno non ci può fare nulla: l’addotto si spaventa, si arrabbia, urla, strepita e, se non lo può fare con il corpo, lo farà cenestesicamente dentro se stesso. Qualcosa farà, poi, apparentemente dimenticare l’accaduto, ma il forte stress subìto renderà comunque indelebile questa memoria nascosta. Basta sapere dove andarla a ripescare come estrarla ed essa ricomparirà in tutta la sua drammaticità.
Che cos’è, però, che fa muovere l’occhio sempre nella stessa posizione (al centro in alto) quando, per esempio, si pensa qualcosa di positivo? Mano a mano che si apprendono i modelli mentali (i programmi del cervello-computer), si tende a rispondere con il corpo sempre più al medesimo modo, cosicché tutte le volte che nasce un pensiero positivo, gli occhi vanno al centro verso l’alto ed il loro movimento tende spesso ad essere vieppiù enfatizzato anche da quello verso l’alto di collo e testa.
Un esempio: “Ah, meno male che, finalmente, mi hanno aumentato lo stipendio....” e gli occhi vanno in centro verso l’alto. È stato così la prima volta, poi la seconda e la terza, fino ad arrivare a rispondere, ad uno stimolo di questo tipo, sempre con gli stessi movimenti corporei. L’abitudine acquisita porta infine ad attivare, quando si evoca il ricordo della risposta allo stimolo, la memoria dei movimenti corporei che le competono. Infatti i movimenti del corpo e le sensazioni provocate sono in rapporto di perfetta reciprocità, tanto da consentire lo scambio di causa ed effetto.
Ecco un caso pratico: un oggetto pesante mi cade di mano ed io tiro indietro il piede, ma non faccio a tempo scansarlo e mi rompo un dito, facendomi un gran male. Ogni volta che ricorderò, da allora in poi, il dolore patito, tirerò subito indietro il piede ugualmente, anche se non è necessario. Se il dolore patito è stato molto forte, mentre tiro indietro il piede risentirò, per una frazione di secondo, lo stesso dolore provato allora.
I bulbi oculari si muovono, dunque, solo in un secondo tempo, spinti, pavlovianamente, dalla risposta ad uno stimolo, ma all’inizio il movimento viene generato in conformità alla teoria degli spazi di Pulver. Pulver, come ho già detto, distingue, in ambiente grafologico, zone di spazio grafico che sono rappresentative del passato, del presente e del futuro della sfera dell’Io, dei sensi e del pensiero. Così come fa la grafia, la quale dipende dal movimento del braccio nell’atto scrittorio, pure i bulbi oculari seguono, nel
loro movimento, le medesime leggi degli spazi di Pulver. Queste leggi esistono proprio perché sono legate alle idee archetipiche.
In alto c’è il bene ed in basso il male. Perché? Semplicemente perché il nostro modo di recepire l’Universo, basato su rigide regole geometriche, ci dice che è così. La posizione nello spazio è legata alla forma; la forma, che è un’icona, cioè un’immagine, che nasce dal simbolo e quest’ultimo dall’archetipo fondamentale, uguale per tutti.
In grafologia la sfera del sentire viene rappresentata dalla parte bassa del modello scrittorio, mentre nel modello VAK corrisponde ad un orientamento verso il basso dei bulbi oculari. In grafologia, in alto stanno tutti i movimenti della scrittura legati all’idealizzazione e nel modello VAK all’idealizzazione corrisponde l’orientamento dei bulbi oculari verso l’alto. Il sentire è al centro, perché il corpo ricollega all’azione del sentire la posizione dei padiglioni auricolari.
Come per avvicinarsi di più all’orecchio esterno, l’occhio si sposta verso di esso e, quando va verso il proprio orecchio sinistro, indica che si sta andando verso il passato, cioè verso ciò che è realmente accaduto (il realmente sentito - nda); quando va verso il proprio orecchio destro indica, invece, che si sta andando ad ascoltare qualcosa che non si è mai ascoltato perché è nel futuro e lo si sta costruendo proprio allora.
All’ascoltatore inquirente, non allenato, che guarda gli occhi del suo interlocutore si genera non poca confusione, tenendo presente che si stanno osservando risposte archetipiche speculari al significato spaziale che competono loro.
I veri mancini, quelli che, rispetto ai destrimani, hanno il lobo destro del cervello scambiato con quello sinistro, reagiscono in modo esattamente opposto, perché hanno una percezione temporale e spaziale degli archetipi totalmente speculare, in perfetto accordo con le ipotesi di lavoro sopra esposte.
A dire il vero esiste anche una nona posizione dei bulbi oculari, quella “in mezzo, al centro”. Questa posizione, a livello spazio-temporale, è caratteristica del presente e chi sta nel presente guarda dritto davanti a sé, perché è lì che gli occhi mettono meglio a fuoco ciò che interessa e gli eventuali pericoli. Questa posizione, come si vedrà nei prossimi esempi, è molto importante, perché viene manifestata, durante le sedute di PNL, quando il soggetto sta ricordando ad occhi aperti le sue presunte abduction.
Si potrà facilmente notare che il bulbo oculare appare sovente fermo al centro dell’occhio: questo accade per il semplice motivo che, mentre rivivifica i ricordi, il soggetto rivive la scena come se fosse lì. Il ricordo non è nel passato, perché in quel momento il suo cervello sta leggendo sul suo Hard Disk interno e rivive in tempo reale il ricordo, che diviene Mappa recuperata del Territorio dimenticato.
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