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Corrado Malanga VS Margherita Hack

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Massimo Bonasorte: Studiosi franco-americani hanno recentemente proposto un modello di Universo finito e di forma dodecaedrica. Qual è la sua opinione?


Margherita Hack: «Mi sembra assurdo, perché le osservazioni effettuate attraverso l'esperimento italiano Boomerang e con il satellite americano WMAP indicano che l'Universo è piano, cioè obbedisce alla geometria euclidea, e perciò è infinito nel tempo e nello spazio».

Corrado Malanga: premesso che noi siamo all'interno di un luogo di punti definito universo e premesso che per noi è impossibile avere un punto di riferimento esterno, non possiamo avallare alcuna ipotesi di struttura del contenitore che ci contiene. In altre parole, è assurdo sostenere che l'Universo sia piano, poiché il termine di geometria euclidea non possiede alcun significato se trattato come parametro universale.

Va altresì notato che solo un approccio non basato sulla matematica consente di stabilire qualcosa sulla forma dell'universo.

Se cioè utilizziamo l'approccio scientifico matematico costruito all'interno del nostro cervello dal nostro lobo sinistro (la razionalità) non potremo che avere risposte risibili.

Se invece affrontiamo il problema lavorando e ragionando con il lobo destro del nostro cervello (il lobo del sentire dentro le sensazioni) allora possiamo avere la sensazione di quello che sta fuori. L'universo ha componenti virtuali (lo spazio il tempo e l'energia) e componenti reali (la Coscienza).

Le componenti virtuali sono immagini di una finzione creata dalla Realtà Reale cioè dalla Creazione iniziale. Anche Platone immaginava l'Universo con la figura di un solido quasi perfetto: il dodecaedro.

Se dovessi dare un giudizio tra il grado di conoscenza delle cose di Platone e quello della Hack, beh il curriculum di Platone parla da solo.

M.B.: Qual è la sua concezione di vita nel cosmo al di fuori del nostro sistema solare?

M.H.: «Pensare che la Terra sia un fenomeno unico è estremamente improbabile. Nel 1995 fu scoperto il primo pianeta extrasolare e, da allora, in otto anni ne sono stati individuati più di cento. Quindi, oggi si comincia a pensare che quando si forma una stella in molti casi si origina anche un sistema planetario.

Quelli scoperti finora sono pianeti molto grossi, vicini alla loro stella e troppo caldi, quindi non adatti alla vita. Ciò non vuol dire che non esistano altre “Terre”, perché i metodi utilizzati non sono sufficientemente sensibili. Speriamo che i grandi telescopi in costruzione in questi anni siano in grado non soltanto di individuare nuovi corpi, ma anche di catturarne immagini.

Attualmente la probabilità di un contatto, anche solo elettromagnetico, con eventuali forme di vita è molto bassa, perché le distanze sono enormi e la velocità della luce è un limite insuperabile.

Inoltre, c'è il problema della finestra temporale: anche se venissero mandati segnali per identificare la nostra o loro presenza, bisognerebbe possedere un modo di pensare simile, le stesse conoscenze astronomiche e lo stesso grado di sviluppo».

C.M.: Mi sembra di capire che la scienza ufficiale stia dicendo per bocca della Hack che quando si vede qualcosa allora quella esiste, ma se non si vede quella cosa non esiste. Bisogna allora attendere che la professoressa Hack veda qualcosa prima di dire che c'è.

Ma se per caso la Hack non avesse mai ricevuto una lettera direbbe che i postini non esistono. A meno che la Hack non si fidasse di qualche suo amico che avesse ricevuto una lettera e che cominciasse a dire... ma qualcuno deve esistere che porta le lettere, oppure esse si creano da sole nella buca delle lettere?

E la buca delle lettere chi l'ha messa lì dov'è? Forse Dio all'inizio dei tempi? Oppure ancora peggio… se non mi scrive nessuno vuole dire che non c'è nessuno!

In altre parole se gli alieni ci fossero mi scriverebbero sicuramente. Siccome non ricevo lettere dagli alieni, o essi ci sono ma non conoscono la posta, oppure non si sono accorti di me. Certo ci viene un sospetto: perché mai un alieno dovrebbe dire qualcosa alla Hack?

M.B.: Cosa pensa dell'impegno per progetti di ricerca come il SETI?


M.H.: «Il SETI (Search for Extra Terrestrial Intelligence) è un progetto che ha pochissime probabilità di riuscita, d'altra parte è l'unico modo non fantascientifico che si possa immaginare per individuare altre forme di civiltà. Per ora il risultato è negativo, tuttavia se non si continua a provare non si troverà nulla, quindi vale la pena tentare».

C.M.: Il direttore del Seti Italia Giancarlo Genta, qualche anno fa in una conferenza a Cagliari davanti a settecento persone, disse: «La ricerca del Seti non serve a niente, ma siccome gli Americani ci hanno regalato un'apparecchiatura obsoleta che a loro non serviva più, abbiamo pensato di utilizzarla per la ricerca degli alieni, che tanto non troveremo mai, ma siccome non si spende nulla, abbiamo deciso di fare questa ricerca lo stesso».

Se Genta lavorasse nell'industria, e non nell'università, sarebbe stato licenziato in trenta secondi dopo un discorso del genere.

M.B.: In America finanziano progetti di ricerca a lungo termine per futuri viaggi interstellari, cosa ne pensa?

M.H.: «La NASA non sovvenziona più il SETI, ma finanzia esplorazioni nel sistema solare, per esempio si pensa a nuove esplorazioni lunari o a una missione umana nel 2020-30 su Marte, nel cui sottosuolo probabilmente c'è abbondanza di acqua e dove si spera di trovare batteri o fossili di batteri. Potrebbero esserci elementari forme di vita come anche nel sottosuolo dei due grandi satelliti di Giove, Europa e Callisto».

C.M.: C'è qualcosa che non torna nei processi mentali della professoressa Hack. Prima dice che bisogna attendere la prova per dire che ci sono altri pianeti, poi dice che c'è acqua nel sottosuolo marziano.

Ma come, non aspetta di vedere l'estrazione di almeno una tonnellata di quel prezioso liquido per dire che non è fantascienza? I progetti di ricerca americani sulla - come dicono loro - “conquista dello spazio” sono risibili.

Nessuno al mondo crederebbe che si possa “conquistare” lo spazio mandando cinque disgraziati a cavallo di una pallottola alta trecento metri che si chiama Titan.Solo Giulio Verne aveva immaginato qualcosa del genere.

La scienza è diventata peggio della fantascienza?



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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 10 Dicembre 2008 14:46 )  
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