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Il parere dello psicologo

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di: R. Bonomo (Psicologo Clinico, Psicoterapeuta)
G.M. Sferrazza (Psicologo Clinico, Psicoterapeuta)

PROPOSTA DI UN MODELLO PSICOLOGICO D'INTERVENTO NEI CASI DI "ABDUCTION"

Lo scopo principale del presente lavoro è quello di fornire una metodologia psicologica di approccio al fenomeno delle "adduzioni" che sia il più possibile scientifica ed obiettiva, che consenta di poter inquadrare nei giusti termini il problema e, soprattutto, possa essere di supporto alle persone che ne sono vittime.

Non è nostra intenzione prendere posizione se, quanto affermato dagli "addotti", sia vero oppure no, se sia frutto della realtà o della loro fantasia, ma, più semplicemente, vogliamo porci come punto di riferimento per coloro che vogliono affrontare seriamente il problema.

Il fenomeno delle abduction, termine che indica i casi di presunto "rapimento"di persone da parte degli occupanti di Ufo, ha raggiunto in America dimensioni considerevoli al punto tale che personaggi del mondo accademico, anche di una certa levatura scientifica, hanno cominciato ad interessarsene.

E il caso del dr. John Mack, autorevole psichiatra, meglio conosciuto nel nostro paese come autore del libro Rapiti, che ha destato un certo scalpore, nel mondo accademico americano, proprio per aver abbracciato lo studio di un argomento tanto scabroso e così facilmente attaccabile sotto parecchi punti di vista; la difficoltà di oggettivare questo genere di fenomenologia è indubbiamente ardua ma, per fortuna, esistono persone disposte ad affrontarla.

Sull'onda del libro di Mack, il fenomeno ha varcato l'Oceano per raggiungere anche il pubblico del nostro paese e far aumentare così i presunti casi di "rapimento alieno" o, perlomeno, dare il coraggio a molte persone di portare a conoscenza delle loro esperienze coloro che studiano seriamente su questo argomento.

La scelta di dedicarci all'analisi scientifica di questa fenomenologia è stata motivata dal fatto che, nella professione di psicologo, nonostante il vissuto emotivo dell'individuo sia "sacro" e vada giustamente rispettato in ogni sua forma ed espressione, esiste anche il compito di studiare, in maniera il più possibile "asettica", nuovi aspetti fenomenologici, sia al loro interno, sia al fine di capire meglio il funzionamento di quei meccanismi umani che possono entrare in gioco e far assumere al problema un aspetto molto meno "alieno".

L'approccio psicologico che stiamo presentando è fondamentalmente mutuato dall'esperienza clinica e si avvale di tecniche di scoprimento delle informazioni, nonché dei vissuti emotivi ad esse collegati, specifiche della pratica psicoterapeutica; ad ogni modo, teniamo a precisare che il nostro non è assolutamente un intervento terapeutico in senso stretto, semmai svolge una funzione di sostegno e di integrazione che, in questi casi, risulta essere molto più vantaggiosa, in quanto, il più delle volte, non ci troviamo davanti a persone psichicamente disturbate, ma ad individui che hanno avuto delle esperienze particolari più o meno stressanti e/o traumatiche.

L'articolo firmato dalla dr.ssa R.E. Laibow dal titolo "Differenze cliniche tra i dati attesi ed osservati in soggetti vittime di adduzione", crediamo che ben possa chiarire quanto affermiamo: in uno studio condotto su 9 soggetti (5 maschi e 4 femmine) il livello di psicopatologia, misurato con dei test specifici, non è mai risultato particolarmente significativo. Ciò non toglie che in determinate situazioni ci si potrà trovare di fronte ad una reale sofferenza psichica, comunque rilevabile dal nostro modello, nel qual caso la persona dovrà essere "accompagnata" ad affrontare il problema nella maniera più adatta alle necessità del caso.

Il modello d'intervento che noi proponiamo si sviluppa in sei fasi intercorrelate tra di loro:

  1. Invio
  2. Colloquio preliminare
  3. Testing
  4. Scoprimento
  5. Supporto
  6. Conclusione

1. Fase di invio

La persona, il più delle volte, entra in contatto con noi dopo una conoscenza epistolare o diretta con uno dei responsabili di zona del CUN che provvede a prendere atto, tramite un colloquio informale e la compilazione di un verbale prestampato appositamente studiato, del quadro generale della situazione.

Il responsabile, a questo punto, valuta se il caso è sufficientemente chiaro o se possa nascondere un possibile fenomeno di "adduzione", nel qual caso propone al soggetto la possibilità di un intervento più specifico da parte dello psicologo col quale, se la persona acconsente, fissa un appuntamento.

2. Fase del colloquio preliminare

La persona viene ricevuta dallo psicologo e, qualora fosse necessario, anche insieme al responsabile del primo contatto; questo è finalizzato allo scopo di facilitare il sentirsi a proprio agio nella nuova e particolare situazione.

L'obiettivo principale, di questa prima fase, è quello di raccogliere il maggior numero di informazioni inerenti la vita della persona e focalizzare le situazioni, oggetto del nostro interesse, in base alla loro modalità di presentazione (ricordi più o meno vividi, fantasie, sogni, allucinazioni, stati emotivi, ecc.), nonché i contenuti delle stesse (immagini, sensazioni, suoni, colori, odori, ecc.).

Un modulo di intervista strutturata, mutuato in parte dalla prassi clinica ed appositamente modificato per la situazione aiuta lo psicologo nello svolgimento del colloquio affinché, nel tempo dedicato a questo primo incontro, le informazioni essenziali non vengano omesse.

Potrà essere utile, previa consenso da parte del soggetto, registrare l'incontro per non correre il rischio di perdere, nel caso di una produzione consistente di materiale, informazioni importanti; inoltre, la registrazione, del primo come dei successivi colloqui, potrà ritornare comoda ai fini di uno studio più accurato del caso, dando la possibilità di riascoltare la seduta, nella sua interezza, in qualsiasi momento.

3. Fase di testing

La scelta di una fase di testing è stata operata nell'ottica di "supporto" alla valutazione psicologica condotta tramite il colloquio, dato che può fornire parametri "oggettivi" della personalità profonda della persona, ma non deve assolutamente essere presa come unica fonte per la stesura di una diagnosi corretta del caso in quanto sappiamo che la validità stessa dei test non raggiunge mai la certezza assoluta; questa fase, inoltre, è finalizzata, in previsione di una futura indagine del fenomeno, orientata su più vasta scala.

Per questa valutazione oggettiva ci avvaliamo dell'uso di alcuni test psicologici che meglio possono darci una visione globale del mondo esperienziale della persona. Data la vasta gamma di test oggi disponibili ad uso strettamente psicologico, abbiamo estrapolato una "batteria" composta dai seguenti sei reattivi:

1) Cognitive Behavioural Assessment (CBA 2.0)

2) Minnesota Multiphasic Personality Inventory (MMPI)

3) Test dei Colori di Liischer

4) Test di Disegno della Figura Umana (Test di Machover)

5) Reattivo di Disegno di Wartegg

6) Thematic Apperception Test (TAT)

Senza entrare troppo nello specifico, possiamo dire che i primi due (CBA e MMPI) ci permettono di conoscere più approfonditamente quelle che sono le caratteristiche comportamentali del soggetto, mentre i restanti quattro sono dei test proiettivi, ovvero permettono di conoscere la personalità profonda del soggetto, la presenza di traumi psichici ed il loro più o meno superamento tramite diverse modalità di compensazione.

La batteria completa prevede però l'uso di due soltanto dei quattro test proiettivi (Liischer e Machover) e, qualora ci fosse incertezza nella stesura della diagnosi o uno dei test somministrati risultasse non attendibile, soltanto allora si potranno affrontare uno o entrambi i successivi (Wartegg e TAT).

Sarà consigliabile dividere la somministrazione in due o più momenti differenti, per evitare che i risultati ai test risentano dell'ansia e dello stress dovuti alla compilazione degli stessi.

4. Fase di scoprimento

Una volta determinato, tramite la valutazione dei test somministrati nella fase precedente, che la persona non soffre di particolari disturbi psichici o, perlomeno, che non sussiste alcuna particolare controindicazione psicofisica al proseguimento del percorso, sarà possibile varcare la soglia successiva ed entrare nella "fase di scoprimento".

Per "scoprimento" intendiamo la necessità di dover riportare a livello cosciente quelle che sono le esperienze vissute nel caso di abduction; dalla letteratura psicologica sul campo, sappiamo che nel 20% circa dei casi i ricordi sono sufficientemente vividi e non necessitano, quindi, di un lavoro particolarmente oneroso di recupero, mentre nel restante 80% debbono essere riportati alla coscienza tramite un procedimento ipnotico regressivo.

Avendo riscontrato, attraverso la nostra esperienza, che spesso la tecnica ipnotica, proposta "ex abrupto" al soggetto, scatena vissuti ansiosi e paure, abbiamo ritenuto vantaggioso proporre un approccio più "soft" utilizzando una tecnica molto più simile ad uno stato di pre-sonno (quindi con un livello di coscienza sempre vigile, almeno inizialmente) e che fa uso delle immagini mentali: questa, negli sviluppi e negli aggiustamenti che ne hanno apportato autori come Luigi Peresson e Tullio Bazzi, discende direttamente dal "sogno da svegli" di Desoille.

Sfruttando la particolare deconnessione corticale, che può ingenerare un rilassamento profondo, si tende a produrre uno stato alterato di coscienza attraverso il quale si induce un'immagine statica, precedentemente elaborata con la partecipazione del soggetto e riguardante direttamente una situazione o un periodo di cui si vuole approfondire la conoscenza, lasciando libero il soggetto di svilupparla dinamicamente.

Dato che, almeno inizialmente, la coscienza sarà vigile anche trovandosi in uno stato alterato, il soggetto verrà impegnato a verbalizzare le sensazioni fisiche che prova nello stato di rilassamento in funzione dell'immagine che sta evolvendo nella sua mente: il compito dello psicologo sarà quello di seguirlo attentamente sia a livello somatico che verbale per intervenire, al momento opportuno, con delle suggestioni utili ad approfondire lo stato di rilassamento e a distrarre, quindi, la parte cosciente razionale di modo che, mentre da una parte l'immagine segue il suo corso con le giuste suggestioni, dall'altra i livelli di rilassamento e di dissociazione possono giungere ad un grado di profondità tale da essere paragonati a quelli di una media trance ipnotica.

Questa tecnica permette di "aggirare" la parte cosciente razionale in maniera molto più naturale di un intervento tramite regressione ipnotica, temporalmente più veloce, senza contemporaneamente perdere di vista le esigenze del soggetto e consentendogli una graduale integrazione delle esperienze ricordate. Il livello di rivificazione dei ricordi è molto più gestibile anche da parte del soggetto stesso che non si sente completamente in balia dei suoi vissuti e, ad ogni modo, anche se alcune informazioni dovessero essere "censurate" da residui di coscienza, avranno la possibilità di emergere nel colloquio conseguente alla seduta.

Dall'esperienza finora condotta possiamo affermare che la quantità e la qualità del materiale prodotto è molto incoraggiante ed è confrontabile con quella ottenuta tramite ipnosi regressiva con l'indubbio vantaggio di non risultare una tecnica eccessivamente "invasiva"; comunque, ciò non

toglie che, proseguendo nell'intervento, si possa ricorrere all'uso della regressione ipnotica qualora la parte cosciente non fosse facilmente bypassabile, e ciò potrà avvenire tramite un graduale "slittamento" dalla tecnica immaginativa.

5. Fase di supporto

Questa fase cammina di pari passo con la "fase di scoprimento" ed è tendenzialmente volta all'integrazione del materiale prodotto durante quest'ultima; infatti, grazie al processo "covert" (coperto) della tecnica immaginativa, l'integrazione delle esperienze riportate alla memoria è molto più naturale rispetto al caso in cui l'intervento regressivo ipnotico fosse condotto in maniera "covert", ovvero nascosto, alla parte cosciente.

In questa fase sono previsti ulteriori incontri per ricostruire, in maniera cronologica, i ricordi portati alla memoria e per cercare di dare un "senso logico" a tutta l'esperienza: il materiale catalogato temporaneamente ed integrato con le tappe essenziali della vita del soggetto evidenzierà così i punti che necessitano di un'ulteriore approfondimento o qualche incongruenza e terrà impegnata la persona nel suo lavoro di ricostruzione ed integrazione della propria realtà; inoltre, sarà utile che la persona scriva tutto ciò che ritiene utile aggiungere al lavoro che sta conducendo, siano altri ricordi o chiarimenti degli stessi, sogni, disegni, insomma tutto ciò che può essere usato a supporto del lavoro di scoprimento.

6. Fase di conclusione

Quando, durante la "fase di scoprimento", la produzione di materiale comincerà a esaurirsi e la fase di supporto avrà sufficientemente integrato i ricordi di abduction nella quotidianità della persona, allora potremo dire di essere entrati in quest'ultima fase: in essa sarà compito dello psicologo tirare le somme del cammino svolto e finalizzare il lavoro in modo da poter essere utilizzato per scopi di ricerca.

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Ultimo aggiornamento ( Martedì 10 Febbraio 2009 08:49 )  
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