A questo punto delle sedute di ipnosi eravamo convinti che Valerio avesse raccontato tutto il raccontabile. Aveva parlato dei diversi rapimenti, delle visite mediche, dei prelievi di sperma, delle ferite sul corpo e di tante altre cose tra cui anche un probabile rapporto sessuale con un essere alieno.
Valerio, in parole povere, aveva raccontato tutto quello che già si sapeva sulla storiografia del rapito modello ma con una differenza di fondo estremamente importante. Valerio: da solo aveva vissuto tutte, dico tutte le esperienze di abduction descritte singolarmente dai diversi rapiti nel mondo.
Valerio per la prima volta ci confermava che ciò che ricordavano gli altri era solo una minima parte di quello che era loro capitato. Bisogna dire che Valerio non conosceva la letteratura su questo argomento ma era stato in grado di ridisegnare, momento per momento, gli esami medici descritti da Betty Hill, la violenza sessuale subita da Antonio Villasboas, gli alieni di Budd Hopkins, gli esseri Grigi di Striberg a quattro dita e quelli più alti a sei dita del filmato di Roswell.
Valerio aveva visto TUTTO !
Era a questo punto evidente che anche gli altri addotti intervistati negli anni passati avevano vissuto le stesse esperienze ma, per motivi legati al tipo di ipnosi, non erano allora stati in grado di ricordare tutto.
Si aveva prima di oggi l'idea che siccome i racconti erano disparati, anche se le creature raccontate erano simili, si trattasse di un'accozzaglia non riproducibile di ricordi simili ma probabilmente dovuti a sogni collettivi, a mitomanie sconosciute o a chissà cosa d'altro. Da oggi in poi sapevamo che il primo caso completo di ricordo globale era quello di Valerio; era possibile ora creare una schematizzazione di ciò che effettivamente poteva capitare a un rapito repeater, cioè a un essere umano maschio che veniva addotto nel corso della sua vita più volte. Potevamo utilizzare questo iter comune e a rigor di logica ritenere che molti se non tutti gli addotti avessero avuto lo stesso trattamento.
Questa osservazione ci sarebbe stata utilissima perché era ora abbastanza facile, con l'uso delle tecniche messe a punto da Moretti e da me, verificare su larga scala ciò che effettivamente stava succedendo.
Giungevamo così a quella che doveva essere l'ultima seduta di ipnosi regressiva che ai miei occhi appariva come una formalità.
Valerio doveva in fondo raccontare solo come era entrato in questo corridoio curvo e come era uscito di lì. Sapevamo, perché ce lo aveva detto lui, che quello era l'ultimo incontro e questa volta non avevamo ragione di dubitarne. La seduta invece si rivelò terribile e piena di cose insospettate e pazzesche.
Valerio è seduto sul lettino ed è già in stato di ipnosi. Anche questa vota lo stato ipnotico è profondo come sempre e soprattutto rimane valido e viene rafforzato l'ordine post-ipnotico di alzare il braccio destro quando viene detta una cosa che l'inconscio non riconosce come vera. Questa procedura rappresentava la nostra cartina di tornasole per verificare la veridicità delle cose dette da Valerio.
C: Valerio mi senti?
V: sì
C: ora voglio che tu torni indietro nel tempo e per fare questo useremo un ipotetico televisore sul quale vedremo delle immagini tratte da un ipotetico film che rappresenta la tua vita... (come la volta precedente faccio regredire Valerio utilizzando il trucco del videoregistratore su cui vengono evocate le immagini della sua vita che si fermano a ritroso quando noi vogliamo, cioè al termine del racconto dell'ultima volta, quando l'aliena esce dalla stanza dopo il rapporto sessuale consumato su Valerio)... e vorrei che il tuo ricordo partisse dal momento in cui quella strana ragazza che ha fatto l'amore con te esce dalla stanza in cui siete tu e lei: questa strana ragazza sta per andarsene via e la porta si chiude e quando ti darò il mio via tu racconterai ciò che è accaduto dopo: quando sei pronto a ricordare alza il braccio sinistro!
(segue qualche minuto di silenzio, Valerio cerca nel suo ipotetico mentale videoregistratore le immagini che gli sono state richieste e dopo quaranta secondi alza il braccio sinistro) Bene Valerio, ora puoi cominciare a raccontare cosa vedi nel televisore... VIA!
V: mhm... tocca qualcosa sul muro, non riesco a capire cosa e sembra che non ci sia niente e la porta si apre e lei esce ed entra in un'altra stanza, la porta si richiude di lato fino a combaciare perfettamente nel muro... mhm... poi mhm entrano due persone alte sempre dalla stessa porta, davanti a questa specie di letto, hanno i capelli radi lunghi, radi e biondi, sì, sì e mhm... hanno in mano un vassoio di metallo, camminano in un modo un po' strano e mi vengono vicino dal mio lato destro e appoggiano questo vassoio su una trave, una mensola di metallo che spunta ora dal muro. Sì mi parlano credo sì ma non ci capisco niente, non mi ricorda nessuna lingua... (pausa) poi si voltano verso il vassoio e toccano alcuni oggetti sì.
Ce ne sono alcuni strani e altri che mi sembra di riconoscere e vedo delle specie di bisturi lunghi, oggetti tipo penne a sfera di metallo, delle forbici di quelle che si vedono nelle sale operatorie, più o meno: poi c'è una specie di mascherina, sembra di metallo, non è più grossa, assomiglia a una maschera anti-gas, poi ci sono delle scatole rotonde, di metallo, sembra che abbiano dei simboli scritti sopra.
Poi ci sono due scatole più grosse, bianche sì, più grosse, hanno gli angoli smussati, sì.
C: questi due signori cosa ti fanno?
V: niente!, no, no, io... mhm prendono... ha... questa specie di maschera... ha dei tubi tipo... ne ha molti... mhm me la mettono in faccia, poi collegano uno di questi tubi trasparenti, sembra vetro non plastica però è flessibile, lo collegano a una scatola che hanno alla cintura e mi tengono fermo, sì... non respiro bene, e mi sembra che qualcosa si infili nel tubo e sale... mi arriva al naso... mhm... non riesco a stare sveglio... mi si infila nella narice e per un attimo ho sentito come una puntura poi... mhm si ritira sì.
C: nella narice destra o nella sinistra?
V: Nella destra sì (quella in cui a un certo punto della sua vita è servita per mettere un impianto, forse all'altezza dell'ipofisi, come accaduto ai rapiti di Hopkins? in questo caso questa operazione sembrerebbe togliere il suddetto impianto n.d.a.). Mi sento ancora qualcosa in gola... e poi uno mi leva questa maschera e l'altro mi appoggia una garza tipo, sotto il naso. Devo respirare con la bocca... mi sta tappando il naso... brucia un po'
C: hai avuto l'impressione che ti abbiano tolto qualcosa?
V: mi hanno strappato, sì
C: dove ti hanno strappato?
V: nel naso
C: o più in su?
V: mhm... non riesco a spiegare... mhm... ho sentito una specie di fitta simile a una puntura sotto l'occhio, cioè mi sembrava all'altezza dell'occhio ed è durata un attimo, sì è durata poco, mi ha fatto un po' male, poi mi hanno tolto la maschera e mi hanno messo una specie di fazzoletto sotto il naso e poi dopo un po' tolgono la garza... è sporca di sangue... non molto... non perdevo sangue dal naso da tanto tempo.
Poi quello con la garza in mano la posa e prende quella specie di pistola che ho visto prima: è un po' diversa però, l'appoggia al braccio destro sotto la spalla, ha una specie di bottiglietta piccola vuota sotto, sottile, e sento freddo al braccio e vedo la bottiglia riempirsi di sangue, non so come faccia e poi riposano tutto, staccano la bottiglietta, questa specie di ampolla ehm... si parlano ancora ma non ci capisco niente, prendono il vassoio e se ne vanno. Raggiungono la parete davanti al letto, toccano lo stesso punto ed entrano dentro... e la porta si richiude. Sento di nuovo un sibilo e sento quell'odore strano, mi ricorda il disinfettante e lo sento più intenso e mi brucia le narici... poi rientrano di nuovo: mi sembrano le stesse due persone vengono decise da me, in fretta, mi sollevano di peso, mi fanno camminare e io non ci riesco, mi portano verso l'altra porta e mi fanno entrare nel. l'altra stanza dove ho visto entrare queste persone le volte precedenti.
La porta si richiude. La stanza è quasi eguale alla precedente ma è più grossa sì, più grossa, più grossa e mi fanno sedere su una poltrona molto grossa e io vedo dalla porta una specie di vetro dove si vedeva la stanza dove ero prima.
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