Eravamo finalmente giunti al fatidico giorno in cui si sarebbe effettuata la seconda seduta di ipnosi regressiva.
Avevamo dovuto rimandare giorno dopo giorno questa seduta sia per gli impegni universitari miei che di lavoro del dottor Moretti, inoltre volevamo sempre essere tutti presenti in quanto quando un altro tentativo era stato fatto per indurre in ipnosi Valerio, senza di me, il soggetto non aveva ricordato nulla.
Quel giorno eravamo particolarmente interessati ad approfondire la vicenda che il Lonzi raccontava e semmai a cercare nella sua mente qualche altro caso di abduction avvenuto nell'arco della sua vita: io ero fermamente convinto che Valerio non aveva detto tutto e ne avevo parlato agli altri, così concertammo una tattica di attacco.
Ma veniamo alle fasi salienti dell'ipnosi: ancora una volta Valerio si trovava lettino di Moretti e fissava un punto del soffitto, prima di entrare in ipnosi profonda. Moretti gli stava dando gli ultimi ordini.
Dopo una interminabile pausa di silenzio Valerio non si decideva a dire nulla.
M: dove ti trovi in questo preciso momento?
V: mi trovo al campeggio scout
M: che ore sono? guards pure al tuo orologio
V: Sono le nove passate
M: dì che stai facendo?
V: stiamo preparando il fuoco
M: e ora racconta tutto quello che succede senza che io ti solleciti in questo senso, esattamente e solo quello che è impresso nella tua memoria, anche inconscia
V:... stiamo preparando il fuoco, ci sono ragazze e ragazzi che trasportano legna, altri che la spaccano, altri che preparano il cerchio composto di pietre che avvolgerà i rami del fuoco.
Siamo vicini a un granaio, a una trentina di metri.
Intanto i capi squadriglia si mettono d'accordo sugli sketches e sulle varie scenette da fare tutti insieme attorno al fuoco e stano discutendo sull'ordine della serata. Ci sediamo attorno al fuoco, mangiamo quello che avevamo preparato e accendiamo il fuoco; il tempo passa tra la chitarra e la melodica, io suonavo la melodica e le scenette i racconti e canzoni... e quando si fa scuro la mia attenzione viene attratta da una luce come se fosse stata una torcia dimenticata nell'erba, vicino al granaio.
Questa luce sembrava più che una luce una lanterna a forma sferica, decido allora di andare per vedere di che si trattava. Mi avvicino puntando una torcia Supertorcia la... Supertorcia... molto grossa, mi avvicino e illumino questa sfera... perché aveva tutte le sembianze di una sfera.
Appena la illumino la luminescenza della sfera che s brava semitrasparente, come se fosse di vetro, si affievolisce fino a spegnersi, per()... non rimane nessun oggetto lì,... rimane un solco semisferico nel terreno e l'erba a ingiallita e caldissima.
Ho provato a toccarla con la mano, il terreno sembrava quasi pietra, molto friabile sotto l'erba che però invece di essere carbonizzata sembrava come mummificata, cristallizzata, non so, gli steli erano friabili, si spezzavano e il solco emisferico era profondo, molto caldo; allora spaventato d decido di tornare attorno al fuoco e di non dire niente.
Lo videro anche due miei amici insieme a me i quali decisero anche loro di non dire niente, di passarci sopra. (noto l'atteggiamento molto strano di Valerio che nonostante abbia visto qualcosa di strano non sente il bisogno di comunicarlo agli altri; molti di notte avrebbero reagito in un altro do... "hei venite a vedere cosa ho trovato?" ma né lui né i suoi compagni agiscono cosi.
L'anomalo comportamento dei tre ragazzi non si spiega se non tenendo conto di qualche coercizione subliminale a minimizzare il fatto (n.d.a.). Intanto il tempo passava e varie persone si allontanavano dal fuoco ma non so per che cosa, il fuoco finisce e io mi metto d'accordo con Alessandro, Pietro, Maurizio ed Alberto di andare a girare di notte e andare a trovare chi le proprie ragazze, chi, come me, l'aveva persa nel campo precedente e magari voleva riallacciare un rapporto.
Fatto sta che ci diamo appuntamento dietro la tenda degli sparvieri... la mia pattuglia, l'ultima del campo, a mezzanotte!
Il campo era fatto ad ampi scalini, tipico paesaggio ligure, la mia tenda era posta sull'ultimo scalino e l'ingresso dava davanti alla cucina e ai due legni collegati da una corda dove stendevamo la biancheria che lavavamo; era estate, l'ultimo giorno di Luglio del 1982. Il campo si chiama Reppia e prende nome dalla località, nel comune di Né a Chiavari.
Io vado a dormire con I'appuntamento per mezzanotte i miei amici. Però alle undici e un quarto mi sveglio... respiro male... strano, è la prima volta che mi viene l'asma, almeno la prima volta che mi viene al campo. In genere tutte le volte che andavo con gli scout non mi veniva mai!
Esco dalla tenda per prendere una boccata d'aria (tutta questa serie di episodi che Valerio sta raccontando è estremamente utile: infatti il suo racconto è stato fatto partire molto prima del presunto evento di abduction per vedere se in tutto qualche particolare della vicenda che ci potesse essere utile soprattutto per evocare i nomi dei testimoni della vicenda.
Tocchiamo anche con mano che l'asma di Valerio pare effettivamente psicosomatica e che era iniziata appena prima dell'evento ufologico, come se il Lonzi avesse già saputo da qualche sua stimolazione interna che stava per succedere qualcosa di sgradevole a cui il suo subconscio era già abituato. Tutto ciò avvalorava ancora una volta l'ipotesi di rapimento plurimo... in parole povere quella non doveva essere la prima volta che Valerio si trovava in una situazione analoga.
L'allergia viene spesso interpretata su base psicosomatica come un profondo rifiuto per qualcosa che ci circonda e si manifesta appunto con la violenta espulsione di liquidi organici dal corpo e con starnuti che a livello di analisi comportamentale hanno a che fare con atti di rifiuto-aggressione-difesa a livello subconscio del soggetto. Come se Valerio fosse chiamato da una misteriosa forza sente iI bisogno di respirare meglio ed esce dalla propria tenda).
A questo punto (continua Valerio) giro attorno alla tenda e dietro questa vedo una delle quattro persone con cui avevo l'appuntamento a mezzanotte. Guardava l'ingresso del bosco, un viottolo, un sentiero molto stretto dritto, molto lungo. Questo sentiero separava il bosco in due parti e questo ragazzo gli dava la schiena; in una mano teneva l'accetta e nell'altra la torcia spenta.
Lo guardai ma vidi che non si muoveva, intanto io respiravo male e tentavo di controllare la respirazione (nel dire queste cose Valerio comincia a parlare come se avesse il naso chiuso).
Vedevo tre luci in fondo a questo sentiero che si stavano avvicinando... pensai che fossero gli altri tre ragazzi, che mi volessero fare uno scherzo non so: che avessero detto... " vediamo a mezzanotte"... e poi magari loro, senza di me, si fossero visti prima, pensai) poi capii che non poteva essere così. Si poiché uno dei tre ragazzi era il capo pattuglia, Pietro, ed era insieme a me... allora pensai che probabilmente era qualcuno del campeggio scout che era di sopra e veniva a controllare e vedere chi siamo e fare qualche scherzo.
Io ero armato di coltello e accetta, li avevo appesi alla cintura ma non pensai Ii per lì di dovermene servire. Avevo anch'io la torcia...l'avevo spenta... intanto queste tre luci si avvicinano però quando raggiungono il mio amico e sorpassano il ragazzo vengono verso di me e io vedo che non sono delle tor ce, tenute in mano da delle persone ma sono tre... sfere, proprio come quella che vidi poco tempo prima intorno al fuoco, vicino al granaio.
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Hai ragione. Bisognerebbe dirlo a quelli di "Realtà allo Specchio"..