Erano passati più di quindici giorni dal giorno dell'ipnosi di Valerio e io fremevo per tornare a Genova e mandare avanti l'inchiesta. Sapevo che una cosa del genere sarebbe stata estremamente lunga e non volevo perdere tempo.
Tra parentesi molte televisioni si erano interessate alla storia e "Misteri” (RAI 2) stava organizzando addirittura una puntata sugli Ufo e aveva manifestato l'intenzione di parlare di Valerio.
Io invece preferivo che la storia rimanesse it più possibile per gli addetti ai lavori anche perché avevo paura di non riuscire a tener calmo il soggetto-testimone per molto tempo. Mano a mano che il tempo scorreva Valerio diventava sempre più nervoso e aggressivo e ciò per noi era dovuto al fatto che parte della sua profonda memoria stava venendo alla luce, contro la volontà della sua psiche.
Il soggetto in questi casi manifesta spesso un atteggiamento di conflitto interno e mentre da un lato si pone nel miglior modo verso di noi e collabora per sapere lui stesso cosa ha vissuto, dall'altro ha paura di ricordare cose che per lui potrebbero essere dolorose, cose che la sua stessa censura aveva cancellato.
A questo punto dell'indagine non sapevamo poi se il soggetto aveva subito qualche pressione cerebrale da parte degli esseri che aveva incontrato; che non volessero per qualche ragione farlo ricordare? Se le cose fossero state cosi c'era it rischio di non poter procedere oltre in ipnosi perché Valerio si sarebbe trovato a valutare tra due ordini ipnotici: quello dei cosiddetti Grigi che gli imponeva di non ricordare e quello di Moretti che lo invitava a fare il contrario.
Dovevamo quindi procedere con molta attenzione per evitare di creare danni alla struttura psichica del soggetto e per fortuna lavoravamo col dottor Moretti the sapeva il fatto suo.
Nel frattempo una troupe di RAI2 si era trasferita a Genova per ricostruire luoghi, vicende e fatti del caso Lonzi mentre noi ci accordammo per lasciarli fare, tanto più che Valerio non poteva dire di più di quello che già aveva raccontato ai giornali.
Durante questo periodo di forzata inattività sul caso Lonzi chiesi però a Maura alcune informazioni sulla vita intima di Valerio: che tipo era, se aveva avuto rapporti sessuali normali, se sua madre aveva avuto qualche problema di carattere ufologico eccetera. Queste domande dovevano mettere a fuoco la personalità di Valerio fin nei minimi particolari, cioè dovevo sapere tutto di lui.
Così, al solito ristorante cinese situato vicino allo studio di Moretti a Genova mi incontrai da solo con Maura Di Meo, amica intima di Valerio, dalla quale vengo a sapere che loro si erano conosciuti qualche anno prima perché la figlia di lei andava nella stessa palestra dove il Lonzi faceva Karatè.
In seguito erano intercorsi interessi comuni di lavoro, sono tuttora corresponsabili di un circolo culturale che a Genova come in altre parti di Italia organizza feste storiche in costume, giochi di ruolo, conferenze e altre manifestazioni ricreative e culturali.
Valerio, che aveva fatto le scuole per programmatore, era abile nel suo lavoro più di tanti altri anche se per motivi familiari non aveva potuto finire l'ultimo anno di studi.
Era in quel periodo impegnato comunque nel campo della programmazione al computer di veri giochi che poi avrebbe commercializzato sul mercato italiano; seppi che era un creatore, tra le altre cose, dei modernissimi giochi di ruolo che si fanno con carte e dadi o su computer e prendono spunto da film o storie di fumetti già noti al mercato italiano.
Valerio comprava i diritti di una storia, la trasformava in gioco e la commercializzava mostrando così un eccezionale spirito commerciale e di iniziativa; in parole povere era uno che su questo aspetto della vita aveva le idee chiare.
Aveva alcune fobie, alcune delle quali avevano origine dalla vicenda che aveva vissuto al campeggio (la fobia delle ventole e degli insetti probabilmente iniziò dopo questa vicenda).
Scopro inoltre che soffre di asma allergica.
La cosa era molto importante perché Valerio mi aveva accennato che quella sera, quando vide le sfere luminose, era uscito dalla tenda per prendere un po' d'aria in quanto stava per venirgli una crisi, che peraltro era da tanto tempo che non si faceva sentire.
Siccome le allergie hanno spesso componenti psicosomatiche, formulai con Maura l'idea che la crisi gli fosse venuta probabilmente perché Valerio quella sera era già in uno stato di percezione alterata e sentiva che qualcosa gli sarebbe successo.
Formulai anche 1'ipotesi che forse 1'allergia era solo di natura psicosomatica altrimenti un ragazzo allergico in un campeggio fa la fine del gatto col topo! (e lo dice uno che all'ospedale perl1'allergia c'e finito davvero, (n.d.a.). Se quest'idea si fosse rivelata giusta forse avremmo potuto far ricordare a Valerio qualcosa in più, soprattutto se era vero che era stato prelevato più volte come lui stesso diceva in ipnosi. Magari facendogli ricordare le volte che aveva avuto le rare sue crisi allergiche forse ne sarebbe venuto fuori qualcosa, comunque su questo argomento solo l'ipnosi ci avrebbe dato conferme o smentite.
Scopro che la mamma di Valerio, e anche la nonna sono di struttura molto piccola ma molto energiche e che tutte e due hanno in qualche modo avuto a che fare con gli Ufo. Per quanto riguarda la misteriosa figura della nonna, una arzilla vecchietta di più di ottanta anni estremamente energica, appare come una persona che seppur di modestissima cultura strive racconti di fantascienza e ogni tanto si lascia scappare delle frasi quali "eh lo so io cosa è successo a Valerio...!" che lasciano lo stesso Valerio di stucco, e a successive domande chiarificatrici la donnina si chiude in un misterioso silenzio che la isola dal mondo circostante per it resto della giornata, grazie anche a una elevatissima sordità che non le permette quasi di instaurare discussioni con nessuno se non urlandole nei padiglioni auricolari.
Per quanto riguarda la madre invece vengo a conoscenza di un episodio della sua vita che ha per lo meno dell'allucinante.
Quando la madre di Valerio era incinta di lui (ricordo che Valerio ha una sorella più giovane che non ha alcun interesse per tutta questa vicenda e vive la normale vita di una teen-ager) con ii marito andarono a dare la lieta novella alla nonna che abitava in un posto isolato in campagna.
Al ritorno dalla visita i due coniugi furono attratti dal grande silenzio che regnava attorno a loro e posero la loro attenzione su una strana luce che nel cielo sembrava venire verso di loro.
In breve tempo la luce si fermò a qualche centinaio di metri di distanza e solo allora apparve come un oggetto formato da due piatti, messi rivoltati uno sopra all'altro e separati da un bordo nero, con tante finestrelle nere, dentro le quali non si vedeva niente... "sarà stato almeno trenta metri di diametro e girava vorticosamente sul suo asse..." mi disse in un'altra occasione il padre di Valerio, quando lo conobbi.
Dal racconto che ne venne fuori capii che la storia di Valerio era più complicata di quanto qualsiasi mente umana potesse immaginare.
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Hai ragione. Bisognerebbe dirlo a quelli di "Realtà allo Specchio"..