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Devo qui precisare che quando decisi di interessarmi a questo potenziale caso di abduction, pensai che una analisi preliminare della personalità del testimone doveva essere fatta, perciò presi appuntamento a Genova con Valerio e la signora Maura Di Meo, che assisterà d'ora in poi a tutti i colloqui personali che io avrò con il Lonzi.
Era l'inverno del 1994 e i capitai a Genova in un periodo in cui le grandi piogge si erano abbattute sulla città, mettendo a nudo le deficienze delIl'amministrazione "che di soldi ne aveva sprecati tanti ma di I. benefici se ne erano visti pochi" : con queste osservazioni, il tassista che mi portava all'appuntamento aveva accompagnato la nostra corsa.
Verso le undici arrivai sul luogo dell'appuntamento, in mattinata sbrigai altre faccende sempre legate all'ufologia e alla sera, finalmente soli con Maura e Valerio, affrontammo il discorso dei sogni che spesso il ragazzo faceva.
Nell'analisi condotta su un caso di abduction gli studiosi americani non si sono mai soffermati sullo studio del mondo onirico del testimone e secondo me questa lacuna andava colmata.
Infatti, se l'abduction era veramente accaduta, Valerio aveva solo parzialmente dimenticato quello che gli era successo, o meglio era il suo cosciente che si era dimenticato dell'accaduto, ma secondo me nel suo inconscio più profondo il ricordo di ciò che lui aveva vissuto doveva essere ancora stampato a lettere di fuoco.
La mia ipotesi di lavoro era semplice, per me che sono abituato a schematizzare tutti i comportamenti umani in semplici schemi operativi; il cervello di Lonzi si divideva in tre parti che funzionavano nel seguente modo: c'era il cosciente, quale primo livello, che prendeva le informazioni che gli passava il subconscio che a sua volta prendeva al terzo livello le informazioni dall'inconscio.
In realtà per me le informazioni stavano solo nell'inconscio del soggetto e quando c'era la necessità di richiamarle alla memoria, cioè alla consapevolezza dell'essere, cioè al cosciente, queste informazioni dovevano passare attraverso il subconscio che vi aggiungeva degli orpelli ornamentali ma tecnicamente non utili al contesto dell'informazione.
Lo stesso processo accadeva per memorizzare le cose. La mente del soggetto per esempio vede un albero e manda questa informazione al subconscio che la spoglia di tutti gli ornamenti non strettamente utili come l'altezza, il colore o chissà cosa d'altro e manda l'informazione nuda e cruda all'inconscio; quando il soggetto vuole ricordare l'albero e le informazioni a esso correlate non fa che mandare un segnale all'inconscio che fa partire la memorizzazione dell'informazione dell'albero verso il subconscio, qui, l'informazione si ferma e le vengono agganciate altre informazioni che in entrata le erano state tolte quali la grandezza, il colore eccetera, e l'informazione completa del ricordo viene sospinta al cosciente.
Se le cose stavano in questa chiave di lettura era chiaro che tutti gli addotti che non ricordavano avevano dei problemi a far funzionare il subconscio il quale, per non si sa bene quale ragione, non permetteva il passaggio delle informazioni in nessuna forma leggibile.
In quest'ottica il sogno e il mondo onirico dei sogni potevano venirci in aiuto perché durante la fase onirica le percezioni del soggetto sono alterate rispetto alla veglia e soprattutto le barriere del subconscio sono ampiamente modificate: in parole povere sotto forma di sogno il soggetto poteva raggiungere qualche informazione dell'inconscio attraverso una non perfetta filtratura del subconscio.
Le informazioni che sarebbero giunte sicuramente non avrebbero dato un esatto disegno della realtà dei fatti dimenticati da Valerio ma mi avrebbero potuto mettere sulla strada e come vedremo dare degli spunti che potevano potenzialmente essere utilizzati durante le vere sedute d'ipnosi regressiva.
Per questo attorno a un tavolo, quello di un noto ristorante cinese della città, cominciai velatamente a fare delle insidiose domande al mio testimone: in particolare volevo sapere qualcosa di più di lui e della sua famiglia.
Gli chiesi così se faceva qualche sogno ricorrente (sapevo che nelle casistiche di addotti americani c'erano sempre sogni ricorrenti nella mente del rapito).
E così Valerio cominciò a raccontarmi un sogno ricorrente che faceva fin da piccolo, molto tempo prima della sua esperienza al campeggio con le tre sfere luminose, molto tempo prima di compiere cioè quindici anni ma già all'età suppergiù di cinque anni: come vedremo il sogno non ha nessuno spunto apparentemente ufologico ma scopriremo che rappresenta il punto di partenza della nostra indagine.{vozmeend}
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Auguroni di una pronta guarigione Prof.!!!
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io li ho chiamati ed hanno specificato che è a curtarolo via kennedy 6 dietro gli impianti sportivi
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Hai ragione. Bisognerebbe dirlo a quelli di "Realtà allo Specchio"..