
L’ANIMA TRASCENDE E L’ALIENO TRASALE
di Corrado Malanga
20 luglio 2005
IO: Tu te ne rendi conto, ma tu non decidi nulla, a quanto pare... ed i tuoi superiori che ne pensano?
G: Alcuni sono per cambiare modo di fare, ma ne discutono in segreto, per quanto ne so io; altri, quelli più influenti, sono per la linea dura. Quelli non sono esseri umani, secondo me...
IO: Credi che siano parassitati e sotto controllo?
G: Sì, mi sa proprio di sì: tra impianti e parassiti sono davvero disumani. A loro non importa nulla di nulla, solo del progetto.
IO: Capisco... ma non potete isolarli, metterli in prigione, farli occupare d'altro?
G: No, non lo accetterebbero mai: questa è tutta la loro vita, non hanno altro.
IO: Vorrei continuare il discorso con te: vedi, alla fine non sono qui per ricattarti, come spero tu abbia potuto capire.
G: È pericoloso per me fare questo...
IO: Devi parlare con i capi che sono per il cambiamento: è importante, G (omissis). Lo sai benissimo che quando non servirete più agli alieni, voi sarete i primi a morire. Agendo diversamente potreste ottenere risultati molto più importanti, ma dovete agire liberi da ogni influenza estera, almeno sul suolo italiano. Lo capisci?
G: Sì, ma non è facile come pensi tu.
IO: Il cambiamento è possibile, secondo me; dovete darvi da fare, però.
G: (silenzio)
IO: Bene: adesso vado, ma magari parleremo ancora in futuro.
...........................
L'autore dell’esperimento continua così:
"Dunque, c'è da dire che tutto questo è in linea di massima il discorso che c'è stato. Ora l'unico mio dubbio è che io abbia una fantasia mostruosa... solo che il discorso era immediato, come in ipnosi. Non c'era quasi tempo per pensare a cosa inventare... Che sia frutto della mia fantasia? Possibile? Fatto sta che con me comunicano solo con l'impianto dell'orecchio. Prima di mettermi a parlare col militare mi stavo concentrando su questo impianto, pensando a come disattivarlo... solo che poi mi sono detto: "Magari se lo faccio non posso parlare col militare; prima facciamo la prova".
Esempio numero 7
Giovedì 2 giugno 2005.Ieri sera ho parlato alla mia Anima. Le ho detto che mi deve aiutare. Io non ce la faccio da sola, non ho la forza per fondere e distruggere l'impianto e le apparecchiature di questi militari; non ci riesco. Mi fanno star male e ho bisogno del suo aiuto. Ieri sera non sapevo neanche se mi avesse davvero ascoltato. C'era, certo, quella leggera vibrazione che compare sempre quando dialoghiamo, ma io ero talmente esasperata che neanche mi aspettavo quello che invece è successo oggi.
Oggi: ore 14,45.
Mi sdraio, chiudo gli occhi ed all'improvviso mi avvolge un’ondata di energia fortissima! In un attimo vengo catapultata nella sala delle conferenze.
Vibro... vibro fortissimo... in tutto il corpo.
Sento che sono connessa, completamente: Anima, Spirito e Mente.
E il corpo ne è attraversato.
Non c'è tempo di pensare, di parlare: è solo questa energia fulminante che in un attimo fonde le apparecchiature militari. Nella stanza dove avevo visto tempo fa il militare con quella specie di casco in testa c'è una consolle di strumenti che si sta veramente e letteralmente fondendo sotto i miei "occhi" ed a quelli, esterrefatti, delle persone in divisa che la popolano. Il metallo si sta liquefacendo, sfrigola e si scioglie. I fili scoppiettano. Il militare è ancora nella stanza della conferenza, nella mia testa. L'impianto non l'ho ancora distrutto: lo farò tra poco. So che, danneggiando quel pannello di strumenti, ho scollegato un certo numero di addotti, che loro controllano con quegli apparecchi. Spero che, mentre sto facendo questa operazione, l'informazione passi anche a loro, ed essi riescano a fare quello che sto facendo io ed a liberarsi. In ogni caso, prima che possano riparare i danni, ci vorrà tempo, e forse quel tempo sarà utile.
I militari nella stanza della consolle sono arrabbiati e corrono da una parte all'altra. Il superiore, in divisa marrone kaki con tante medaglie e decorazioni, urla che bisogna fare qualcosa per fermarmi. Non capisce come sia possibile una cosa del genere ed il militare che sta con me nella stanza delle conferenze gli sta dicendo che sono stata io. Sono di fronte a lui, nella stanza, ed ora gli parlo. Poche parole, secche e chiare:
"Adesso tocca a te".
Lui mi guarda allarmato:
"Cosa vuoi fare?"
Non gli rispondo, non con le parole, almeno: una serie di immagini e di emozioni passano dalla mia mente alla sua. Dolore, grida, bambini che piangono, tutte le persone che hanno preso, torturato, usato, con il loro carico di umano di dolore e disperazione, la paura, le sensazioni fisiche, tutto... dalla mia mente, alla sua. So che tu mi avevi detto di fare in un altro modo: di fargli sentire quanto era inetto e inutile, ma ho preferito agire così: fargli sentire tutto, dentro e fuori, dolore fisico e morale assieme, quello che lui ha provocato agli altri. Non esiste, forse, inettitudine maggiore di questa. Vedo che si piega in due, mette le mani sulla testa ed urla:
"No, no, basta".
"Sì” - dico io – “Basta: ora veramente basta. Basta, basta, basta, basta..."
Continuo a ripetere basta all'infinito... e mentre lo ripeto... visualizzo la mia testa, la zona di cervello dove si trova l'impianto.
Ecco l'impianto: lo visualizzo e lo circondo con una capsula verde, poi entro dentro di esso. Sono dentro e da dentro lo distruggo. Si scioglie, si accartoccia e sibila...
"Basta: ora davvero basta."
Il militare non c'è più: ha lasciato la stanza.
Io continuo a vibrare: non ho smesso un attimo da quanto è iniziato tutto.
Rimango ad occhi chiusi. Voglio continuare a vedere... ancora un attimo...
Vedo il militare che, nella stanza con gli apparecchi, si sfila il casco. Sta tremando. Il suo superiore gli intima di fare qualcosa. Lui risponde, con un filo di voce, che non c'è niente che si possa fare, ora. Il superiore chiama un altro militare e gli dice di attivare l'impianto alieno.
Il militare lo guarda stupito e gli dice:
"Ma non possiamo. Non abbiamo il permesso di farlo!" Lui gli risponde che il permesso non gli serve, di attivarlo e basta, che bisogna fermarmi.
Lui gli dice che non si può e che se gli alieni vengono a saperlo sarà un gran casino.
Ha paura.
Il superiore gli dice che non gliene frega niente degli alieni e di eseguire i suoi ordini.
Non credo riusciranno a ripigliarmi.
Ora veramente BASTA.
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