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Alien Cicatrix II pag 28

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libro

L’ANIMA TRASCENDE E L’ALIENO TRASALE


di Corrado Malanga
20 luglio 2005



Militare:
Sto fuori.
Io:
Fuori da cosa?
Militare:
Fuori dalla tua testa.
Io:
Ma tu non sei dentro alla mia testa?
Militare:
Sono dentro, ma da fuori. Te l'ho già detto l'altra volta. Non posso stare dentro. Ti controllo da fuori.
Io:
E allora cosa succede quando io do forma a questa stanza? Tu ci finisci dentro? Ti dà fastidio questo?
Militare:
Si!
Io:
Aspetta… tu stai dicendo che normalmente mi controlli da fuori, però quando io creo questa stanza, questo ambiente, ed indìco la conferenza, è come se ti portassi dentro la mia testa e a te questo non piace. Cioè, tu finisci dentro la mia testa, però se cerchi di uscire e vai fuori da quella porta (indico la porta scorrevole), allora non mi raggiungi più. Quindi fuori della stanza che io ho creato tu non riesci a raggiungermi. Però se questa stanza non esiste, quando questa stanza non esiste, tu riesci a penetrare nella mia mente. Sai che non la capisco questa cosa? Il militare mi guarda perplesso, molto perplesso…
Io:
Scusa. Scusa davvero. Dimenticavo che tu non sei in grado di seguire certi ragionamenti…
Militare:
Si può sapere che razza di sciocchezze hai detto?
Io:
No, meglio di no. Potremo starci un anno qui dentro nel tentativo di farti capire, e probabilmente non ci riusciremmo neanche. Comunque voglio che tu mi risponda solo ad una domanda, poi ti lascio stare. Questa stanza, che io creo, ti imprigiona all'interno della mia mente giusto?
Militare:
Sì, creando questa stanza… mi fai entrare.
Io:
Ti faccio entrare… è molto interessante questa cosa… ti faccio entrare, ma tu non vorresti. Però succede... che ti faccio entrare…

Pausa e silenzio: il militare non risponde e la seduta virtuale viene tolta.


Alcune note alla virtualizzazione

il soggetto non sapeva ancora dei risultati che stavo ottenendo con gli esercizi delle tavole rotonde e non sapeva che, con un trucco, cercavo di creare virtualità capaci di essere vissute da chi, come le MAA, stava utilizzando la mente degli addotti: non era quindi in grado di capire appieno cosa stesse succedendo nella sua testa. Anche dopo questa simulazione appariva sconcertato dal risultato, che non riusciva assolutamente a comprendere nella sua totalità: da una parte riteneva che la simulazione fosse frutto di fantasia, ma dall’altra qualcosa gli diceva che non era così.

Cercherò adesso, in poche righe, di descrivere come stanno le cose secondo me. I militari, tramite la tecnologia elettronica, mantengono sotto controllo ciò che accade nella mente di alcuni addotti particolarmente importanti. Non sono in grado di dire, allo stato attuale delle mie indagini, se tale tipo di controllo avvenga su tutti gli addotti. Credo di no, per il semplice motivo che non tutti i nomi degli addotti sono conosciuti dagli gli enti militari di controllo, in quanto gli alieni non hanno consegnato tutti i nominativi, com’era stato probabilmente promesso all’inizio delle operazioni, molti anni fa.

Attraverso uno o più microchip e qualche altra diavoleria, peraltro costruita con tecnologia aliena presa in prestito, i militari piazzano un sistema di controllo mentale nella testa degli addotti ed, attraverso di esso, riescono a controllare tutto quello che essi fanno, così da sapere quando vengono addotti, chi li prende e così via. Tutto ciò, però, viene eseguito con l’aiuto alieno dei Cinque dita (Orange), senza i quali quasi sicuramente i militari non sarebbero capaci di cavare un ragno dal buco. Gli Orange sono coloro che, in contrapposizione diretta con i Sauroidi (il popolo del Serpente), cercano di costituire il secondo blocco politico mondiale.

Alla fine del 1800 questa popolazione aliena prese contatto con il governo francese, di seguito forse coinvolgendo altri stati europei ed oggi sicuramente anche l’Italia.
Da un lato i militari che sono in accordo con gli Orange cercano, con la loro protezione, di non essere fatti a pezzi dai Sauroidi e dall’altro lato cercano, evidentemente, di fregare anche quelli che definiscono “loro protettori”.
Quando ho eliminato le MAA degli Orange, sono intervenuti pesantemente i militari, che hanno tentato di capire cosa fosse successo. Ma la cosa più strabiliante, che non avrei mai pensato, neppure se fossi stato dotato di fantasia galattica, era che il microchip nella testa dell’addotto fungesse da canale di lettura dei dati ed andasse ad interagire integralmente con quella parte della mente del soggetto, o meglio, quella parte di cervello, comandato dalla mente, nella quale sono situati anche i neuroni preposti alla comprensione della realtà che ci circonda. Questa parte di cervello è la stessa addetta alla creazione delle immagini virtuali, che il nostro cervello considera alla stregua di quelle provenienti dalla realtà esterna. Durante le simulazioni in realtà virtuale, l’addotto costruisce una realtà che viene percepita dalla MAA come reale, e così anche dal microchip del militare di turno che controlla a distanza. Il controllo non deve essere effettuato attraverso un banale monitor, ma è probabilmente messo in atto con una serie di sensori collegati alla testa del militare che segue l’addotto. Ogni militare controlla un addotto, sempre lo stesso, probabilmente per conoscerlo meglio. Quando il militare sente cosa il cervello dell’addotto percepisce, non è in grado di sapere se ciò che vede è realmente visibile oppure artificialmente costruito e quindi totalmente virtuale. Il militare diviene parte integrante del gioco, subisce la virtualità dell’addotto e non può alterarla, essendo egli all’esterno. In questa fase può solamente registrare, ma la registrazione agisce direttamente sui neuroni del militare controllore ed egli vive la virtualità dell’addotto.

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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 25 Dicembre 2009 16:00 )  
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