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Alien Cicatrix II pag 10

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libro

L’ANIMA TRASCENDE E L’ALIENO TRASALE


di Corrado Malanga
20 luglio 2005



TECNICHE DI VISUALIZZAZIONE: PROGETTO DI TAVOLA ROTONDA (PTR)

Costruire una tecnica di visualizzazione che producesse immagini virtuali, ma che raccogliesse anche dati sia dalla Memoria visiva a lungo termine sia dalla realtà reale, cioè dal mondo degli Archetipi, poteva essere un’idea da sfruttare; in realtà quest’idea, come spesso capita, era già patrimonio inconsapevole della scienza ufficiale, la quale lo chiamava “Psicodramma” ed assomigliava molto a quello che volevo creare. Nello Psicodramma si fanno recitare, a dei soggetti psicologicamente bisognosi di attenzione, alcune parti ben precise, ma dettate da momenti di creatività fantastica.

Ciascun soggetto, ad un certo punto della recita, mette la sua psiche dentro il proprio personaggio e riconosce in esso se stesso: è un’operazione che tende a far conoscere al soggetto il proprio inconscio. L’inconscio, se riconosciuto dal subconscio, trasforma automaticamente uno schizofrenico in persona normale. Purtroppo lo psichiatra, in genere, non desidera che ciò avvenga, perché sa che, se il suo paziente guarisce, egli non avrà più modo di essere visibile attraverso la sua professione. In altre parole il medico della mente tende a riconoscere spesso la propria esistenza solamente attraverso l’esistenza del malato: se il malato non esiste, non esiste nemmeno lo psichiatra e guarirlo significa, per lui, “morire”, ovvero rinunciare all’idea di servire a qualcosa. Lo psichiatra, in generale, è molto interessato alla propria salute mentale e sovente, considerandosi inconsciamente malato, ha studiato psichiatria per salvare se stesso attraverso le patologie altrui. Qual è la potenzialità di un’immagine creata mentalmente? È possibile utilizzare un’immagine creata mentalmente per risolvere problemi reali, quali quelli delle abduction?

Già, perché si sta parlando di problemi reali, non di fantasie, come blaterano certi esperti di ufologia nei loro vaneggiamenti. La creazione di un’immagine mentale attinge, come abbiamo detto, dalla memoria del realmente visto e realmente immagazzinato, ma in più è possibile attingere pure dalla memoria dell’archetipicamente sempre saputo. Sottolineo ancora una volta che esiste una parte di cervello che segue le leggi dell’analogico (realtà totalmente virtuale), ma esiste un’altra parte, comandata dalla mente, che segue un discorso puramente proposizionale, cioè archetipico. Bisogna subito dire che l’immagine mentale è stata sollecitata, durante la sua creazione, da parti di cervello e di volontà ben precise: è come dire che, in parte, il contributo all’immagine mentale virtuale è stato dato dal lobo destro ed, in parte, dal lobo sinistro del cervello. Allora si chiede all’addotto di immaginarsi una scena (uno psicodramma mentale, virtualmente realizzato attraverso immagini mentali) in cui gli si fa recitare la parte del giornalista che sta per realizzare una tavola rotonda televisiva.
Il tema del giorno è: IO E GLI ALIENI!
Si dice all’addotto/a di immaginare la scena in cui lui/lei è un/una giornalista che, attorno ad una tavola rotonda, invita alcuni personaggi per dibattere il tema. I personaggi sono:
La sua anima.
Il suo spirito.
La sua mente.
Tutti gli altri personaggi che vogliano intervenire. Si può intervenire come si vuole, per telefono, via video, ecc. e viene lasciata assoluta libertà di condurre sia l’intervista che l’ipotetica trasmissione. Non si fa altro che chiedere all’addotto/a d’immaginarsi una situazione del genere. Dunque si stanno adattando le tecniche dello psicodramma a quelle di visualizzazione virtuale per ottenere uno psicodramma virtuale.

Ma cos’è, in realtà, uno psicodramma? Lo psicodramma è un metodo d’approccio psicologico che consente alla persona di esprimere, attraverso la messa in atto sulla scena, le diverse dimensioni della sua vita e di stabilire dei collegamenti costruttivi fra di esse.

Lo psicodramma facilita, grazie alla rappresentazione scenica, lo stabilirsi di un intreccio più armonico tra le esigenze intrapsichiche e le richieste della realtà, e porta alla riscoperta ed alla valorizzazione della propria spontaneità e creatività.

Il dottor J. L. Moreno, psichiatra e pioniere nel campo dei processi di gruppo, ha scoperto negli anni ‘20 l’importanza e l’efficacia per la persona della rappresentazione scenica di ciò che ella vive, ha vissuto, desidererebbe vivere, avrebbe desiderato vivere… Tale messa in scena permette di avviare, in un contesto protetto e rassicurante, un dialogo percepibile, attivo e costruttivo fra i diversi aspetti della propria vita.

La persona giunge così ad un più alto livello di coscienza di sé e di fiducia, e può accedere a modi maggiormente spontanei e creativi nel relazionarsi a sé e agli altri. Lo psicodramma è dunque un metodo di sviluppo personale basato essenzialmente sulla ‘messa in ‘azione’ dei contenuti del mondo interno. Nello psicodramma la persona ‘gioca’, concretizzando sulla scena le sue rappresentazioni mentali. In uno psicodramma la persona impegnata nella ricerca di sé (protagonista) trova il sostegno di:

psicodrammatista il professionista qualificato che facilita il processo
gruppo di persone che creano l’ambiente adatto alla messa in scena dei ruoli richiesti dalla rappresentazione,
spazio d’azione (palcoscenico), nel quale si sviluppa la messa in scena
messa in azione, stimolata dallo psicodrammatista.

Sul palcoscenico il protagonista è attivamente impegnato a conoscersi ed a sviluppare le sue risorse: egli ascolta le diverse parti del suo mondo interno e relazionale, i suoi dubbi, le sue domande, i suoi talenti, i suoi blocchi, i sui desideri, i suoi bisogni… Così facendo egli avvia un dialogo interno che lo conduce a cogliere possibili soluzioni ai suoi conflitti intrapsichici e/o di relazione col mondo esterno. In questo suo procedere egli trova stimoli e conferme nella partecipazione e nell’appoggio sia dello psicodrammatista che del gruppo. Con lo psicodramma la persona è messa in condizione di (ri)sperimentare delle situazioni piuttosto che di raccontarle. La persona può parlare con le diverse parti di sé, parlare con le diverse persone della propria vita (ora interiorizzate), piuttosto che parlare di esse. www.psicodramma.it

Questo approccio teso a migliorare le relazioni interpersonali consente, grazie all’utilizzo di diverse tecniche proprie della metodologia d’azione (inversione di ruolo, doppio, specchio, soliloquio, sociometria…), lo sblocco di situazioni interiori cristallizzate e ripetitive, la soluzione di problemi e di situazioni di crisi, la ricerca e la scoperta di opzioni alternative rispettose di sé e dell’altro…

Con questo metodo la persona può, grazie allo sviluppo di un dialogo attivo, imboccare la via di un cambiamento che conduce all’autonomia e alla spontaneità creativa. Le sessioni di psicodramma (durata media di una sessione: 2 ore) possono essere finalizzate alla crescita personale (quando la partecipazione al lavoro psicodrammatico sia essenzialmente orientata alla conoscenza di sé ed all’armonizzazione delle esigenze interne alla persona con le richieste della realtà) o alla formazione professionale (quando la partecipazione al lavoro psicodrammatico sia orientata primariamente ad acquisire una maggiore competenza nel gestire professionalmente le relazioni interpersonali).

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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 25 Dicembre 2009 15:12 )  
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