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Alien Cicatrix II pag 9

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libro

L’ANIMA TRASCENDE E L’ALIENO TRASALE


di Corrado Malanga
20 luglio 2005



Così chi guarda, vede e riempie la sua memoria a lungo termine con forme che vengono riconosciute dal suo programma interpretativo in base a regole Archetipiche fondamentali. La memoria a breve termine opera, poi, le trasformazioni spaziali e rende possibile computare un’immagine tridimensionale partendo da pochi dati spaziali relativi all’oggetto di partenza. Il cervello si comporterebbe in modo computazionale durante la fase di sviluppo dell’immagine mentale ed in modo proposizionale nel riconoscere i diversi pezzi che compongono l’immagine mentale. Ma tutto ciò quale connessione ha con la ricerca in corso? Se le cose stanno così è evidente che il cervello, nel ricostruire le immagini dei rapimenti alieni mediante il metodo delle “àncore” proposto in Alien Cicatrix, come se fossero state viste da un’altra angolazione, riprodurrebbe gli oggetti permettendo di vedere, da angolazione diversa, particolari che dall’angolazione originale non potrebbero essere percepiti, vuoi perché mancanti in quella particolare “ripresa”, ma presenti in altre “riprese” precluse alla memoria del soggetto a livello cosciente, vuoi perché qualcosa blocca la sua memoria visiva. Il blocco, però, risulterebbe attivo solo su uno o pochi “fotogrammi” e non sul resto della “ripresa”. È come se l’alieno impedisse la sequenza dei ricordi bloccando un solo ricordo della sequenza stessa. In tal caso, per superare il blocco della sequenza di ricordi, sarebbe stato sufficiente far ricordare non il frammento di memoria immediatamente seguente al blocco stesso, ma un qualsiasi altro frammento ad esso successivo. Il metodo funziona e dimostra due verità:

1. Le àncore mobili permettono di ricostruire esattamente, visivamente oltre che, in senso lato, sensorialmente, tutta la vicenda dell’abduction.

2. Le àncore fisse (la telecamera fissa, ma posta in posizione differente nella ricostruzione degli eventi) forniscono solo ed esclusivamente dati reali e credibili sull’intero accaduto.

Il cervello, nel ricostruire le immagini mentali da altra angolazione, pare far ricorso non solo agli algoritmi necessari per produrre le opportune modifiche spaziali, ma sembra utilizzare anche dati ricavati dai “fotogrammi” successivi, non presenti nei ricordi immediati dell’addotto e nei quali si potrebbe eventualmente vedere per bene in faccia quell’alieno che, nei “fotogrammi” precedenti, si scorgeva magari in ombra. All’atto della ricostruzione da un’altra posizione, il cervello ricorre a tutti i dati in suo possesso, perché va a leggerli nella memoria a lungo termine, nella quale, in forma matriciale, sono compresi tutti i particolari disponibili della scena, associati anche agli archetipi che loro competono.

In termini chiari e definitivi: L’addotto ha la possibilità di acquisire il ricordo di un’abduction anche ricostruendo un ricordo, solo apparentemente fantastico, elaborato per mezzo delle immagini mentali prodotte da un’altra posizione virtuale. Facciamo un semplice esempio: ho visto per un attimo un cubo che mi è apparso nel seguente modo.
cubo
Poi ho perso la memoria degli avvenimenti successivi e, poiché il cubo stava ruotando su se stesso, se io avessi accesso al ricordo, dopo un attimo lo vedrei così:
cubo
Potrei ricostruire con precisione la parte nascosta del cubo modificando la posizione della mia àncora (la telecamera) all’interno di uno spazio mentale virtuale, nel quale io possa avere accesso a tutti i dati disponibili attingendoli direttamente dalla matrice di dati e non passando attraverso le immagini realmente vissute. Si tratta di ricostruire il ricordo di un’esperienza utilizzando le stesse aree del cervello addette al ricordo visivo e le stesse informazioni catalogate nella matrice di dati della memoria a lungo termine, disponendo il tutto in un buffer di memoria a partire dal quale la parte computazionale del cervello stesso elaborerà le nuove posizioni spaziali. Ecco, dunque, come mi comparirebbe l'immagine del cubo se la vedessi da un’altra angolazione, per esempio dall’alto:
cubo
Nella ricostruzione mentale virtuale apparirebbe anche la parte di semisfera che non vedevo nel ricordo originario, ma le cui informazioni avevo comunque memorizzate nel mio buffer di memoria a lungo termine. Si vedrà in seguito, negli esercizi finali, come, nell’esercizio proposto, ognuno possa stabilire cosa sia realmente accaduto durante una sua Abduction semplicemente utilizzando le considerazioni esposte in questo lavoro.

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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 25 Dicembre 2009 15:11 )  
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