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Alien Cicatrix II pag 8

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L’ANIMA TRASCENDE E L’ALIENO TRASALE


di Corrado Malanga
20 luglio 2005



Per esempio, se guardiamo questa figura ci potemmo accorgere che il nostro cervello, vedendo una stella a sei punte così disegnata, ne riconosce la costruzione basata su modelli più semplici, quali due triangoli equilateri sovrapposti con i vertici in opposizione.
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Nessuno, pur essendo ciò vero, vedrebbe, invece, il rombo posto all’estrema destra come una parte “primordiale” della composizione. Perché? Poi c’è ancora qualcos’altro da sottolineare: l’utilizzo della PET (Tomografia ad Emissione di Positroni) riesce ad evidenziare quali siano le zone del cervello utilizzate dalle cosiddette immagini mentali. Kosslyn ha usato la PET per avere conferma dell'ipotesi secondo cui le immagini mentali sono pattern di attivazione, almeno in alcune aree topograficamente mappate della corteccia visiva. Grazie a questa particolare tecnica, infatti, sono state scoperte aree del cervello umano, note come aree organizzate topograficamente, attive durante la formazione di immagini mentali visive, anche quando i soggetti hanno gli occhi chiusi.
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Un'immagine PET di cervello umano normale mentre ricorda parole di un elenco letto in precedenza.
La prima area corticale che riceve input dagli occhi è l'area V1, meglio nota come corteccia visiva primaria, corteccia striata, OC e area 17. Nel 1986 Fox ed i suoi colleghi hanno usato la PET per dimostrare l'esistenza dell'area V1 negli esseri umani.
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In uno degli studi, ai soggetti sottoposti all'esperimento veniva richiesto di visualizzare delle lettere, una volta piccole e una volta grandi, in modo che l'angolo visivo sotteso fosse, di volta in volta, più piccolo o più grande. Dal confronto con l'attività cerebrale durante la formazione delle immagini nelle due diverse grandezze, non solo veniva accertata l'attivazione di aree visive, ma fu anche possibile localizzare con precisione l'area di attivazione per ciascuna grandezza richiesta. Ma non finiva qui.

Ad alcuni soggetti con lesioni a zone dei lobi destro o sinistro del cervello deputate alla computazione delle immagini e che vedevano solo le immagini provenienti dall’occhio destro o dall'occhio sinistro, fu chiesto di produrre immagini mentali e si scoprì che le immagini inventate dal cervello avevano lo stesso problema: ne veniva percepita solo la parte destra o quella sinistra, a seconda di quale lato (opposto) del cervello era leso. Da questi esperimenti si potevano trarre le seguenti conclusioni:

 1. Il cervello possiede due tipi di memoria: una a breve termine e l’altra più longeva, a lungo termine. Quest’ultima immagazzina il ricordo dell’oggetto, mentre la memoria a breve termine è addetta alla simulazione del movimento dell’oggetto stesso attraverso la produzione di immagini mentali.

 2. L’oggetto viene riconosciuto attraverso la sua struttura base di forme “template”, cioè forme originali, forme-base; direi simbolico-archetipiche.

3. Il cervello umano si trasforma in un vero e proprio CAD (Computer Assisted Design), in grado di ricostruire le immagini statiche ed in movimento di oggetti realmente visti ed immagazzinati nella memoria a lungo termine.

4. La parte del cervello che è addetta alla comprensione della visione è la stessa che è addetta alla costruzione delle immagini mentali! Esiste un punto in più su cui fare mente locale, perché per i nostri scopi è di estrema importanza.

Le teorie sulla formazione delle immagini mentali sono o di tipo computazionale o proposizionale: in altre parole o il nostro cervello vede e computa e nell’immaginare riproduce, oppure vede e non computa, ma propone di sua iniziativa determinate soluzioni visive mentali. Oggi posso proporre un terzo punto di vista, come peraltro già fatto da altri autori. La visione sarebbe l’insieme di questi due processi, che non dovrebbero essere più visti in antitesi, bensì in associazione collaborativa nell’identificare, visualizzare e muovere le immagini mentali in 3D. Questa è forse l’idea più importante espressa in questo lavoro, perché la sua spiegazione può discendere dalla possibilità che il cervello umano utilizzi comunque forme archetipiche, indipendentemente dagli input del cervello, partendo per esempio, ma non solo, dall’apparato visivo.

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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 25 Dicembre 2009 15:10 )  
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