Sul numero di Gennaio 2011 della rivista "UFO Magazine", organo ufficiale del Centro Ufologico Nazionale, compare un articolo di ben 16 pagine dal titolo "Malanga e la delirante fabbrica degli addotti" a firma di Alfredo Benni. (fonte)
Sedici pagine per un articolo pubblicato su una rivista mensile sono una cosa ragguardevole. Evidentemente questo argomento occupa, nei pensieri del CUN, un ruolo di primaria importanza. L’articolo, secondo le intenzioni dell’autore non dovrebbe essere un attacco a Malanga (“Malanga non è la nostra spina nel fianco. Lo abbiamo lasciato perdere per 12 anni. Diciamo che si è montato troppo la testa e quindi era giusto che qualcuno lo riportasse alla realtà. Anche perché tu non troverai nulla "contro" Malanga. Troverai invece le nostre osservazioni alle sue "ricerche". Il che è più che lecito nel nostro caso.” ), (http://cunnetwork.freeforumzone.leonardo.it/discussione.aspx?idd=9630931), anche se, evidenze oggettive alla mano, ad un attacco si avvicina molto.
Scorrendone le pagine infatti, Malanga viene definito in più parti "teologo" (pag. 52), vittima di un "delirio di onnipotenza" (pag. 52), "colluso" (pag. 66), "guru" (pag. 59), etc. Difficile non considerare un tale articolo come una sorta di atto di guerra. Dall’altra parte si dirà “ma ha iniziato prima lui”, “il CUN si deve difendere” e via dicendo con argomentazioni discutibili. Ma ognuno sceglie legittimamente le proprie strategie.
A dirla tutta quello in oggetto non sembra nemmeno un articolo finalizzato a confutare il lavoro di Malanga sugli addotti come l'autore vuol, sottilmente, far credere, ma è un vero e proprio dossier che parte dalla storia personale di Corrado Malanga, per passare alle vicende di appartenenza e distacco ad altre associazioni ufologiche per sostenere, in 16 pagine, che 20 anni di lavoro e di ricerca sono del tutto infondati. L'aspetto più curioso di questo corposo lavoro che, secondo l’autore, pretenderebbe di essere la risposta scientifica al lavoro ascientifico di Malanga, è che manca del tutto ogni evidenza scientifica, dal curriculum di chi l’ha scritto, all’evidenza della conoscenza di ciò che legittimamente si vorrebbe criticare (conoscenza, che come vedremo, appare nel merito piuttosto dubbia), a qualunque riferimento oggettivo a sostegno di ciò che si afferma, nella forma di link sul web, bibliografia, citazioni, etc.
Insomma… mancano del tutto i presupposti formali e metodologici a supporto del dossier in questione, in palese violazione alle più 2 banali regole formali e metodiche di divulgazione e di confutazione scientifica dei lavori che si vorrebbero contestare. Di contro si potrebbe affermare che “UFO Magazine” non fa scienza ma divulgazione di massa; così dobbiamo necessariamente considerare il contenuto dell’articolo come risultato di personali opinioni dell’autore e della redazione che come tali vanno valutate e considerate. A tale riguardo cercherò di entrare nel merito di quanto asserirò portando il maggior numero possibile di evidenze a quanto affermerò nelle righe successive. Confutare le inesattezze di quanto scritto in un dossier di 16 pagine non è facile, pertanto mi soffermerò su quello che ritengo maggiormente significativo al fine della comprensione finale.
Gli aspetti che con maggior enfasi emergono dall’articolo di Benni sono sostanzialmente due:
- la non conoscenza piena dell’autore di ciò che vorrebbe demolire;
- l’uso strumentale e opportunistico, di concetti e forme espressive a sostegno non della verità ma della propria tesi di partenza e del proprio scopo di arrivo.
Sarebbe sciocco nascondersi dietro un dito. È evidente a chiunque che il lavoro di Benni è funzionale ad una lotta “politica” e figlio di una guerra di visibilità (o primato) sul panorama ufologico nostrano, più che al ristabilimento della verità. Inoltre non è certo teso ad illuminare le menti dei “seguaci di Malanga” come Benni, astutamente, vorrebbe far credere. Anche perché bisognerebbe dimostrare se, al di là di qualche buffo e risibile personaggio virtuale che di tanto in tanto fa comparsa anonima sul web, esistono dei seguaci. All’inizio dell’articolo l’autore sottolinea che Corrado Malanga è ricercatore e non docente all’Università di Pisa.
Questione di lana caprina visto che, de facto, un ricercatore è anche docente e curiosamente questa affermazione risulta contraddetta nel forum ufficiale del CUN, allorché lo stesso Benni, parlando con un altro frequentatore del forum, afferma: “…ti ricordo che Malanga è professore universitario ad una prestigiosa università di Pisa. Pertanto quello che dice un professore universitario di solito ha grande credibilità e riscontro mediatico. Se un professore universitario se ne esce con la "teoria" che siamo rapiti dagli alieni è ben diverso che lo dica il Sig. Rossi. Aggiungo che poi la cosa non è buttata li, ma è articolata con pubblicazioni, sedute di ipnosi, studi, ecc ecc... Da qui il mio lavoro teso a capire se c'è qualche cosa di vero e che cosa. Le conclusioni sono che è tutta una farloccata. Anche se la cosa proviene da un professore universitario alla università di Pisa.” (http://cunnetwork.freeforumzone.leonardo.it/discussione.aspx?idd=9591953&p=2).
Tale asserzione è poi ribadita in un altro post: “La differenza fra me e te è che io ho deciso di dimostrare logicamente e metodologicamente le cose. E l'ho fatto perché il Prof. è professore di chimica all'università di Pisa (ricordiamocelo questo).”
(http://cunnetwork.freeforumzone.leonardo.it/discussione.aspx?idd=9589781&p=2).
In realtà non è molto rilevante questo aspetto della questione, appare però evidente l’utilizzo strumentale che se ne fa. Benni sottolinea il fatto che un ricercatore non è un docente (dove, naturalmente, il fine velato di questa sottile forma espressiva è minimizzarne l’importanza) e invece lo si asserisce quando vuol far credere che la portata delle affermazioni di Malanga aumentano in quanto “lo dice un professore” (meccanismo che ha il solo fine di accrescere e ammantare di rigore e credibilità le affermazioni del suo detrattore). Va da sé che il credito che Malanga ha non è stato affatto costruito sul proprio titolo di studio o sul ruolo ricoperto nell’ambito del proprio lavoro quotidiano, ma piuttosto sulla valenza di ciò che ha affermato, scoperto, teorizzato, studiato e delle competenze che ha acquisito.
Entrando nel merito delle cose scritte nell'articolo in questione, è interessante notare come ad esempio vengano attribuite a Malanga delle affermazioni non corrette. A pagine 53, ad esempio, nel paragrafo dal titolo "Le teorie malanghiane" si afferma che secondo Malanga gli alieni sarebbero (anzi.. sono) "cattivi". Innanzitutto non è del tutto chiaro l'uso delle virgolette sull'aggettivo "cattivi". Se si tratta di una citazione allora è sbagliato, se si tratta di un modo per rendere più vago un concetto che l'aggettivo di per sé non saprebbe rendere allora la frase appare fumosa e poco chiara. Malanga non ha mai affermato che gli alieni siano cattivi. Talvolta questa semplicistica forma di espressione viene utilizzata per schematizzare un concetto e renderlo con parole più semplici che non andrebbero mai decontestualizzate ad usum delphini. A dimostrazione di ciò ci sono decine di video di conferenze nelle quali la domanda sulla bontà o cattiveria degli alieni è stata posta direttamente più volte ottenendo sempre la solita risposta: “gli alieni non sono buoni o cattivi, semplicemente sono alieni”. Che tradotto significa che il concetto duale di buono o cattivo è un concetto tipicamente antropologico, non applicabile alla logica delle azioni aliene sulla Terra. L’alieno è “cattivo” (qui si che le virgolette servono) nella misura in cui lo è il contadino che alleva il bestiame per poi macellarlo, o nella misura in cui lo è una mucca nei confronti dell’erba che mangia. Certo che l’azione è giudicabile negativamente dal punto di vista di chi la subisce, ma è altrettanto vero che non è la malvagità a spingere l’autore di tale azione.
Continuiamo con ordine… Pag. 54: “Quando gli alieni trovano una persona con anima la prendono e la clonano. L’originale viene trattenuto in basi segrete in cui tentano di separare l’anima dall’addotto”. L’affermazione è falsa e letta così lascerebbe dedurre che nella quotidianità di ogni giorno non ci sia più l’individuo vero ma una sua copia. L’originale non viene trattenuto se non per un tempo limitato. L’originale viene clonato e temporaneamente sostituito dal clone per il tempo necessario a compiere un distacco (anch’esso temporaneo, addirittura di pochi secondi) della componente animica. Dopodiché l’originale ritorna al suo posto. A queste affermazioni seguono diverse righe in cui un riepilogo estremamente succinto e vagamente canzonatorio, tende a riassumere le conclusioni a cui si è arrivati in oltre 20 anni di ricerche.
La PNL ferma ai box
È altresì interessante soffermarsi sul box che Benni dedica a pagina 54 alla Programmazione Neuro Linguistica tentando, maldestramente, di dimostrare quanto la PNL sia una forma maligna di manipolazione di poveri menti sventurate. E in che modo viene supportata questa tesi? Mediante un’analisi stucchevole e opinabile di una testimonianza anonima trovata su un forum on-line. C’è da chiedersi perché quella testimonianza e non altre magari di stampo opposto ma il punto non è questo. Il punto è che oltre ad essere del tutto infondato ciò che si afferma è pure metodologicamente improponibile. Nessun ambito scientifico darebbe mai credito a una posizione basata su una testimonianza virtuale per di più anonima.
Tralasciamo il fatto che analizzando quella frase a livello di grammatica trasformazionale (che della PNL è un pilastro) emerge l’esatto contrario di ciò che afferma Benni; vediamo piuttosto nel merito alcuni assunti che usa l’autore per confutare la validità della PNL. Innanzitutto si vorrebbe far credere che la Programmazione Neuro Linguistica manipola la persona e le masse. Qualunque forma di comunicazione in un certo senso è manipolatoria, anche un articolo su una rivista: basta dire solo ciò che si vuole dire e soprassedere su altre cose e il gioco è fatto. Ad ogni buon conto la PNL non solo non manipola ma ha nel suo principio fondante due regole di base che vanno nella direzione opposta di quanto indicato da Benni.
La prima regola è che la PNL opera sempre secondo quella che tecnicamente i Neurolinguisti definiscono “l’ecologia della mente”, ossia la ricerca dell’equilibrio e della congruenza di tutte le componenti psichiche e comportamentali del soggetto, senza alcuna imposizione. Inoltre il processo per cui ogni azione sia di stampo terapeutico (ricordo che la PNL è utilizzata anche a scopo curativo da psicologi professionisti per la cura, ad esempio, delle fobie o di alcuni comportamenti indesiderati), sia rivolta allo sviluppo personale, si muove secondo tre principi fondamentali, come spiegato dai fondatori della PNL, Bandler, Grinder e Dilts nel libro “Programmazione Neuro Linguistica” (di Dilts, Grinder, Bandler, DeLozier ed. Astrolabio, Roma). Tali principi sono:
- estrazione e applicazione delle risorse personali che l’individuo ha già nel suo Sé (pertanto niente di imposto dall’esterno);
- definizione dello stato attuale di difficoltà che turba il soggetto;
- conseguimento di uno stato desiderato dall’individuo.
La PNL non manipola nulla. Con la PNL si possono attuare azioni di cambiamento laddove il soggetto per primo ne senta la necessità e voglia raggiungere uno stato che egli stesso definisce e richiede. Il programmatore neurolinguista aiuta soltanto il soggetto a fare questo percorso supportandolo nelle fasi di sviluppo e cambiamento. Forse la PNL che ha in mente l’autore dell’articolo è quella di alcuni corsi scellerati che ti insegnano a diventare un buon venditore di pentole sviluppando la “parlantina”, ma questo “lato oscuro” della Programmazione Neuro Linguistica non ha nulla a che vedere con la vera e primigenia natura di tale disciplina che nasce come forma di studio dei principi organizzativi del comportamento e della comunicazione umana. Se, come asserisce Benni, la PNL servisse “a prendere il controllo delle persone” pensate un attimo a quale strumento incredibilmente potente avrebbe a disposizione chiunque per diventare un burattinaio! La cosa si sgonfia da sé.
L’aspetto però più subdolo o stucchevole a seconda dei punti di vista è il reiterato utilizzo di quello che apparentemente sembra un refuso, mentre in realtà e un vero e proprio diffuso. L’autore parla sottilmente di “terapia delle àncore” in luogo di “tecnica delle àncore”. Questa si che è una frase manipolatoria. Fa infatti passare un concetto molto diverso dalla realtà. Quella della àncore ricordiamo NON è una terapia ma una tecnica. La tecnica consiste nell’ancorare (legare) uno stimolo sensoriale, tipicamente visivo, a un contenuto emozionale e mnemonico di un individuo allo scopo di far emergere un vissuto. Il principio su cui si basa è quella dei cani di Pavlov così efficacemente teorizzato dalla PNL. In sostanza richiamando uno stimolo sensoriale preciso si può richiamare il ricordo associato a quello stimolo.
Così il sentire ad esempio una canzone può richiamare un momento del proprio passato particolarmente bello, o il risentire un profumo, o rivedere un’immagine e così via. La tecnica delle àncore (e sottolineo “tecnica”) fa proprio questa cosa partendo da un’immagine, un fotogramma che il soggetto addotto ha perfettamente presente nel suo bagaglio di ricordi passati. La costruzione che ne deriva dopo del vissuto non è arbitraria ma è strutturata su elementi di input che il cervello dell’addotto ha ma che hanno perso il collegamento tra loro. Il metodo consiste nel bypassare questa interruzione per riprendere “il filo del discorso” in un punto successivo e consentire al cervello di recuperare il contenuto mnemonico di quel particolare episodio andando oltre il blocco. Una terapia invece è un insieme di processi, azioni e metodi finalizzati a curare un disturbo, una malattia, una disfunzione.
Il fatto di utilizzare impropriamente o furbescamente questo termine ha solo due possibili spiegazioni: o l’autore non è ben informato, oppure utilizza consapevolmente questa distorsione del concetto per sostenere la propria tesi. Nel primo caso troverei grottesco criticare con fiumi di parole un concetto che non si conosce (e che si definisce con disinvoltura a volte “terapia”, a volte “teoria” e mai con la sua vera e giusta definizione); nel secondo caso sarebbe legittimo avanzare qualche dubbio sulla chiarezza intellettuale di una tale affermazione.
Il TAV
Nel box di pagina 57 si parla del Test di Autovalutazione, il questionario formulato come strumento di partenza per cercare, con un minimo margine d’errore, di capire chi potrebbe essere coinvolto nel problema abductions. Il TAV funge praticamente da filtro per discriminare i casi palesemente estranei al problema abductions rispetto a quelli che, con approfondimenti successivi, potrebbero esserne toccati. Il TAV riportato come esempio è la versione 1.0 (ora siamo alla 4.02!!). Benni lascia anche intendere che chi avrebbe il TAV negativo sarebbe senza anima. Affermazione falsa e arbitraria per il semplice fatto che da quanto a oggi è emerso dagli studi di Malanga e del suo staff, parrebbe che di quel 20% di persone dotate di componente animica solo il 5% circa sia addotto. Resta quindi un buon 15% che sarebbe animico ma non addotto (né adducibile). Va da sé quindi che chi rientra in questo 15% avrebbe un TAV negativo pur continuando ad essere animico.
La correlazione tra positività o negatività del test e la presenza di anima è una semplice e personale deduzione di Benni che non si comprende su cosa sia basata. Inoltre si critica l’utilizzo di test proiettivi nell’indagine di casi di abuctions. Però ci si dimentica di menzionare che fino a quando i rapporti tra il CUN e la dottoressa D’Ambrosio, allora considerata il fiore all’occhiello della ricerca, erano sereni e collaborativi, il PARSEC (ossia il gruppo di psicoterapeuti a cui il CUN si appoggiava) utilizzava un test proiettivo (http://www.primocontatto.net/questionario.html).
Evidentemente le cose sono cambiate, ne prendiamo atto.
L’ipnosi via skype
Non poteva mancare un pistolotto sull’ipnosi e in particolare sull’ipnosi a distanza. Le domande che l’autore si pone (“Se la persona avesse una crisi? Se la connessione si interrompesse?”) lasciano dedurre che ci sia scarsa conoscenza di cosa sia veramente l’ipnosi che spesso, con estrema superficialità, viene ricondotta a una sorta di sonno misterioso. Nulla di più falso naturalmente e basta documentarsi un pochino per verificarlo. L’ipnosi ha diversi livelli di profondità e non richiede il contatto diretto tra ipnologo e soggetto. La condizione base è che le due parti possano entrare in contatto tra loro (http://www.ipnoguida.net/2009/10/ipnosi-a-distanza/) e stabilire una relazione di comunicazione. Ad ogni modo prima di criticare questa prassi, che per altro nello studio delle abductions è già stata da molto tempo superata da altre tecniche completamente diverse, bastava documentarsi un pochino al riguardo, ad esempio leggendosi un lavoro che abbiamo pubblicato esattamente un anno fa e reperibile al seguente URL: http://www.ufomachine.org/generale/pnl/229-lipnosi-a-distanza.html
Le “forzature” sotto ipnosi
In un altro passaggio Alfredo Benni sostiene che nel corso delle sedute ipnotiche condotte da Malanga il soggetto verrebbe indotto a dire cose che non pensa e che invece Malanga vorrebbe fargli dire. Il poter indurre in errore il soggetto sotto ipnosi o condurlo ad affermare cose che non corrispondono alla realtà ma che sono frutto di una maldestra o fraudolenta azione dell’ipnologo, è un tema dibattuto da moltissimo tempo e che già nei lavori di Malanga è stato ampiamente trattato e spiegato. Il problema non è lo strumento in sé ma come lo si usa. Un coltello in mano a un cuoco di prestigio può essere un oggetto meraviglioso, in mano a un serial killer può essere devastante. Su questo siamo d’accordo tutti quanti.
Di un video presente su youtube (la fonte da cui ha attinto Benni seppur senza indicare riferimenti e link) viene fatta dall’autore dell’articolo una trascrizione fedele della seduta ipnotica rimarcando, a suo dire, errori procedurali e condizionamenti eseguiti dallo stesso Malanga, artefice di quella ipnosi. In questo viene completamente trascurato il fatto che quella seduta ipnotica è solo la punta dell’iceberg di un lavoro pregresso in cui l’addotto aveva già fatto talune affermazioni e con il quale era già stato fatto del lavoro che in quella sede è stato solamente ripreso. Mi auguro che il principio utilizzato non sia lo stesso che Benni usa quando, utilizzando 10 minuti di un video internet di cui l’ipnosi occupa solamente 3 minuti in totale, pretende di confutare 22 ore di sedute ipnotiche condotte nell’arco di circa un anno (era il 2005) sul soggetto ripreso nel video. (http://cunnetwork.freeforumzone.leonardo.it/discussione.aspx?idd=9591953&p=1). Come spesso accade si usa solo ciò che è funzionale ai propri scopi.
Oltre a ciò appare del tutto confusa la disquisizione sul tempo (passato e presente) che viene portata avanti. Innanzitutto è opportuno ricordare al lettore che quando un soggetto in stato ipnotico viene riportato “indietro nel tempo”, possono verificarsi due condizioni: la regressione o la rivivificazione. Nel primo caso si riporta il soggetto, mediante opportune suggestioni date in trance profonda, a ricordare eventi passati; nel secondo caso gli eventi vengono rivissuti, anche emotivamente, come se accadessero nel presente. Il passato quindi diventa il presente a tutti gli effetti. Per quanto riguarda poi un discorso più ampio sul tempo, a spiegazione quindi delle perplessità avanzate da Benni, suggeriamo la lettura dell’articolo scritto da Malanga dal titolo “L’universo olografico in relazione al fenomeno delle interferenze aliene”, consultabile al seguente URL in quanto risulta ampiamente esauriente. http://www.ufomachine.org/phocadownload/Il_Tempo_e_la_sua_Percezione_finale.pdf. Sul fatto poi che vi sia un po’ di confusione sul concetto tempo, appare chiaro anche in un’altra asserzione di Benni che compare sul forum del CUN (http://cunnetwork.freeforumzone.leonardo.it/discussione.aspx?idd=9591953&p=1).
In questa discussione, Benni afferma: “Assioma: anima non ha tempo. Quindi passato, presente e futuro sono per lei la stessa cosa. Ragionamento: Bene se Anima non ha tempo potrebbe stare continuamente in due o più posti contemporaneamente. Potrebbe stare di fronte a me e ai confini dell' universo. Basterebbe che lei lo volesse. Proprio perché per un processo di interminazione quantistica (mi viene in mente il principio del gatto di Schrödinger) nessuno sa in che tempo è. Nemmeno lei stessa. Ergo Anima è dovunque. E per altro come parte di Dio non potrebbe essere diversamente. Quindi l' effetto della mancanza del tempo per Anima, si traduce nella estrema dilatazione dello spazio raggiungibile dovunque. Mi spiego meglio: Anima se non conosce il tempo, non deve aspettare N milioni di anni luce per arrivare ai confini dell' universo. E' già li. Tempo=zero, Spazio=infinito.”.
Come ha da sempre affermato Malanga la componente animica ha l’asse dello spazio, dell’energia e della coscienza ma non del tempo. In altre parole significa che l’informazione spaziale è parte del bagaglio essenziale della parte animica. Anima quindi non può essere dappertutto perché lo spazio ne è parte costituente. Se il tempo è pari a zero poichè lo spazio è dato dalla velocità per il tempo, lo spazio stesso non può essere infinito ma pari a zero. Dire inoltre “Anima non deve aspettare N milioni di anni luce per arrivare ai confini dell’universo” è un completo nonsense scientifico visto che l’anno luce non è un’unità di misura del tempo ma della distanza.
Infine un’ultima considerazione sulla presunta forzatura che vorrebbe operata sulla parte animica durante l’ipnosi. Viene sostenuto che durante le sedute ipnotiche si forza il soggetto addotto a dire ciò che l’ipnologo vorrebbe fargli dire. Ma questo è proprio lo scopo della riprogrammazione dell’addotto (se ne parla abbondantemente, in un capitolo dedicato, nell’e-book “Alieni Cicatrix”)! La “riprogrammazione” è una parte fondante del processo di liberazione dell’addotto e ha lo scopo esplicito di operare una forzatura, un condizionamento della parte animica affinchè venga istruita e comprenda che quel tipo di esperienze legate ai rapimenti, non ha più alcuna ragione di essere protratta oltre. Questo tipo di azione è possibile solo se l’addotto ha manifestato volontariamente e consapevolmente l’intenzione di voler fare ogni tentativo plausibile finalizzato ad interrompere questa spirale.
E ad oggi l’unica azione (o meglio… processo) possibile è quello di consentire al soggetto di prendere coscienza di quanto gli sta accadendo. La “forzatura” così tanto additata è una cosa non solo voluta ma propedeutica alla liberazione dell’addotto. Nessun mistero quindi su una pratica che è parte fondante e necessaria al compimento del cammino di liberazione.
Conclusioni
In conclusione mi sento di poter affermare che l’articolo a firma Alfredo Benni nel quale si tenta di confutare il lavoro di Corrado Malanga, appare metodologicamente e tecnicamente impreciso, confuso, arbitrario, opinabile e in parte fazioso. Si trascurano le più elementari basi epistemologiche, i lavori di Popper, Wheewell, Russel, Sermonti pensando di ammantarsi di scientificità in luogo della verità. Popper ha dimostrato che una cosa scientifica non è necessariamente vera ma è tale se risulta falsificabile, presupposto di ogni affermazione, teoria, confutazione che possa dirsi scientifica tout court. Il lavoro di Corrado Malanga è scientifico anche se non in senso stretto, non racchiuso nei rigidi schemi galileiani che purtroppo non contemplano l’importanza e il ruolo dell’osservatore (e della sua coscienza) nell’ambito dell’osservato, è riproducibile, verificabile e anche migliorabile e allo stato attuale della ricerca indubbiamente vero.
Molto deve essere fatto e molto deve essere ancora migliorato nello studio di un argomento così articolato e complesso come quello del fenomeno abductions, nessuno l’ha mai negato. In quest’ottica ogni intervento costruttivo e migliorativo è essenziale. A patto che non si avanzino critiche pretestuose o scarsamente documentate per scopi diversi da questo ma solo per questioni di mera “politica ufologica”.
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|Registered |2011-02-09 22:19:54 emmeaenneu
Ottimo lavoro !
si potrebbe anche andare a vedere qual e' l'operato di Benni , cosa fa? cosa produce nel cun ? cosa ha fatto nella vita ?
lavora nel cun , si ma materialmente cosa fa? scrive ..... cosa? io da tre anni che uso internet ho sempre e solo letto suoi attacchi a Malanga..... fa anche dell'altro ???
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|Registered |2011-02-09 22:47:36 scalpoIo direi che cominciano ad avere paura.
Insomma, non si fà un'articolo di 16 pagine in cui si cerca di smontare e screditare, non dico ogni parola ma, la maggior parte delle affermazioni di una persona che dice solo fandonie..
Si fà una cosa del genere quando si ha il "bisogno" di scriditare qualcuno che stà cominciando a dare un pò troppo fastidoio. Prof. ma quanta paura fà lei?
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|Registered |2011-02-10 10:22:39 Gian LuigiChe tristezza quanto veramente dal cun sparano a zero! Perchè non si occupano come dovrebbero essendo loro ufologi di primo livello nazionale occuparsi degli avvistamenti che quotidianamente spuntano in Sardegna?? Mi risulta che qualcuno mandi delle mail a questi signori ecc. ecc. ma senza avere ne esito ne alcuna risposta. Pertanto nel loro blog non capisco ancora come una possa riuscire ad intereaggire con gli iscritti che dovrebbero essere tanti tanti ma mi sa che sono due contati contati. Non prendo e non faccio parte a nessuno ma dovendo confrontare l'operato del cun (minuscolo) e del Prof. MALANGA non ci sia un abisso ma anni luce di distanza!! Con i primi è come cavare un ragno dal buco con il secondo male che vada la risposta ti arriva dopo qualche settimana...ma almeno arriva. Oltre che ostacolare i lavoro del Prof. al cun (minuscolo) penso che di ricerche altre non ne abbiano fatte anche perchè penso che la statistica per loro non esista eppure ce la fanno studiare alle università (minuscolo). Oramai i fatti parlano da se il lavoro del Prof. c'è ed esiste il lavoro del cun ancora no vorrei sapere con chi si dovrebbe confrantare ed interloquire una persona per avere delle risposte sensate!! ma forse per sentire fesserie e meglio lasciar perdere e tapparsi il naso
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|SAdministrator |2011-02-12 00:55:11 ufoMAXineVedi?
Tu almeno lo sai che l'anno luce è una misura di distanza.. Benni nemmeno quello.. ed è una constatazione, mica un attacco gratuito.
Oggi reagisce al documento sostenendo che nessuno di noi sia mai stato alle riunioni del CUN, ingorando (ancora ignoranza) che Alex stesso ne ha fatto parte (e se l'è filata a gambe levate, com'è giusto) ed ha partecipato a più d'una riunione, come il sottoscritto ha buttato via parecchi soldini in quel giornaletto.
Ignoranza pura, etimologica, crassa!
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16 pagine per screditare una persona... negandolo anche. Posso capire magari il voler "allontanare la gente" da teorie e modus operandi che considerano sbagliati, ma 16 pagine sono proprio un attacco diretto. Poi io personalmente ho una grandissima stima per Malanga (so di lui da poco più di un mese ma porta avanti un lavoro davvero notevole a mio parere, e credo non solo mio) e queste cose è ovvio che mi infastidiscano xD
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|Registered |2011-03-04 18:51:37 ef1912
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|SAdministrator |2011-03-09 23:00:29 ufoMAXine
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|Registered |2011-03-10 17:59:13 ef1912
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|SAdministrator |2011-03-10 22:43:05 ufoMAXineSuccederà che chi parla di duelli sterili e di OK CORRAL probabilmente capirà che nemmeno il suo modo di fare è d'aiuto per nessuno.
Ma anche no.
Che ti devo dire.. alle persone a cui arriva solo quella parte, dopo la mole di materiale scritto e pubblicato, cosa vuoi dire?
Ci sarà certo ancora tanta strada da fare.
Noi, la nostra pedalatina, la diamo ogni giorno.
In AVANTI, però..
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