| Scopo del progetto
1. Introduzione 2. Obiettivi da raggiungere 3. Mezzi di acquisizione conoscenze
a) Fase uno
ovvero PRIMO CONTATTO |
| PRIMO
CONTATTO Il primo contatto con il testimone avviene generalmente per lettera o per telefono. Raramente il soggetto si presenta di persona al Field Investigator. Normalmente invece viene interposta od una lettera od una telefonata o qualche altra volta una persona amica che faccia da tramite tra il soggetto e l’inquirente. Il soggetto tende così secondo noi ad utilizzare uno schermo protettivo nella prima fase in quanto non conoscendo direttamente l’inquirente si sente più protetto se qualcosa non dovesse essere di suo gradimento e si mantiene aperta una via di fuga se le cose dovessero precipitare. L’inquirente deve essere a conoscenza di queste remore che il soggetto manifesterà sempre all’inizio della fase di conoscimento. Il field Investigator dovrà mettere in atto un’operazione di feeling tra lui ed il soggetto per far sì che l’indice di credibilità dell’inquirente, agli occhi del soggetto, aumenti rapidamente. Il rapporto comunque per quanto riguarda la nostra esperienza si è sempre svolto su basi di fiducia che il potenziale addotto deve nutrire nei confronti dell’inquirente. Infatti bisogna sottolineare che le motivazioni per cui un soggetto desidera mettersi in contatto con l’inquirente esistono perché si sta vivendo a livello conscio una situazione di stress di cui non si riconoscono le cause e non si possono quindi regolarne i parametri tentando di mettere tutto sotto controllo. Data però la delicatezza degli argomenti i soggetti specialmente i più colti, hanno paura di essere derisi o non compresi e comunque il loro obiettivo è quello di avere dai così detti esperti un chiarimento su quello che gli sta accadendo o che gli è accaduto. Dobbiamo ancora sottolineare che il soggetto si muove sempre su tre piani con tre esigenze diverse. Questi tre piani percettivi che sono il Conscio il Subconscio e l’Inconscio non si muovono mai nella stessa direzione almeno nel caso degli addotti. Dunque un soggetto che desideri prendere contatto con un inquirente lo fa perché due livelli contro uno lo spingono in questa direzione. Il subconscio del soggetto è sempre contrario a vederci chiaro ed è quel livello che tende a mascherare gli accadimenti attraverso processi di dissonanza cognitiva. A livello cosciente il soggetto sa che c’è qualcosa che non va ma non sa cosa e vuole che l’inquirente gli dica che non sta succedendo nulla e che si tratta solo di immaginazione o di altre cause. I soggetti da noi incontrati preferiscono che gli si dica che sono pazzi od affetti da qualche grave malattia piuttosto che accettare consciamente di essere stati prelevati da alieni. |
| Una signora di più
di cinquanta anni ci telefonò per dirci cosa le stava accadendo
e ci descrisse per telefono tutto quello che rappresenta il quadro di
un perfetto addotto e poi ci chiese espressamente di confermargli che
era pazza e che gli alieni non c’entravano nulla. Il terzo e più profondo livello gestito dall’inconscio conosce la realtà meglio di chiunque altro ed è lui che spinge il soggetto testimone a venire da noi perchè desidera che noi si scopra quello che lui già sa. Il problema dell’inconscio è dire quello che succede a se stesso cioè portare a livello conscio il suo vissuto attraverso gli impedimenti che il subconscio gli mette davanti. Per raggiungere questo scopo il soggetto ci usa come se si usasse uno specchio, un oggetto transizionale od uno psicoterapeuta. Il soggetto è aiutato a ricordare nel modo più efficace, facendo passare le informazioni non dall’inconscio attraverso il subconscio ed infine al cosciente ma direttamente dall’inconscio al terapeuta che lo aiuterà a tradurre i segnali inconsci in opportuni segnali consci che verranno riconosciuti dal soggetto in grado così di prendere coscienza di se e dei suoi vissuti reali. Il Field Investigator non è dunque che uno specchio in cui l’immagine del soggetto si riflette. Attenzione!! Ascoltarsi mentalmente mentre ci si fa un discorso non è lo stesso che parlarsi fisicamente dinnanzi ad uno specchio. In quest’ultimo caso infatti vengono messi in atto alcuni movimenti del corpo del collo degli occhi e della bocca che fanno parte del linguaggio del corpo e dipendono esclusivamente dall’inconscio e da questo solamente riconosciuti. Dunque se ci si racconta una menzogna di cui non siamo coscienti ma siamo incoscienti mentre ce la raccontiamo allo specchio emettiamo alcuni microsegnali che il cosciente non afferra ma l’inconscio segnala creando uno stato di disagio interno poiché quello che viene detto non viene riconosciuto come vero dall’inconscio. L’inconscio tenterà così di avvisare il cosciente della bugia mettendo in atto una serie di segnali che se abbastanza forti passeranno la barriera subcoscienziale facendo scoprire l’inganno. Dunque nel primo contatto il soggetto tende a nascondersi dietro un telefono una lettera od un amico per non esporre il proprio se stesso all’inquirente senza avere la garanzia che questi faccia uso delle informazioni acquisite in modo sleale. Il testimone ovviamente non sa di mettere in atto delle difese di questo tipo ma in realtà è abituato a farlo nella vita di tutti i giorni in maniera del tutto inconscia. Questo è un esempio di metacomunicazione che è poi la tecnica principale che dovremo usare in questa ricerca. Dunque in questo primo contatto dovremo far uso di metacomunicazione per verificare se il soggetto potenzialmente può essere stato addotto od essere semplicemente preda di allucinazioni dovute ad altre cause. In questa prima fase metteremo in atto quello che chiamiamo analisi a distanza |
| ANALISI A DISTANZA E’ possibile effettuare un primo screening della persona che abbiamo contattato senza nemmeno vederla fisicamente. Questo tipo di operazione si rende necessaria in quanto non è attualmente possibile disporre di tanti operatori sul campo in grado di tenere tutto il territorio italiano sotto controllo. Vedremo che a livello statistico i soggetti addotti sono molti di più di quanto non si possa nemmeno immaginare e per ascoltare tutti i potenziali addotti che cominciano a prendere coscienza di se dovremo disporre di una cinquantina di operatori sparsi sul territorio nazionale. Le cose oggi non stanno così ed è per questo che abbiamo voluto creare una metodologia che fosse in grado di minimizzare gli sforzi soprattutto in direzioni che non sono quelle di nostro interesse. Agli inizi di questi lavori infatti ci volevano almeno tre incontri fisici con le persone che dicevano di avere avuto interferenze aliene per poi scoprire che così non era. Avremmo potuto dedicare il nostro tempo invece a quelli che veramente soffrivano della sindrome da adduzione che vedremo meglio in seguito. Con una prima veloce analisi a distanza il rischio di sbagliare è veramente ridotto e si faranno passare ad una ulteriore terza fase solo coloro che sono veramente interessanti dal nostro punto di vista. Si daranno invece indicazioni a quelli che non hanno superato la seconda fase, su quali tipi di rimedi impiegare e quali specialisti possono in qualche modo risolvere i problemi che, secondo noi, come sempre dichiareremo al soggetto, non derivano da interferenze esogene al pianeta Terra. In questa fase dunque si chiederà al soggetto per telefono per lettera di mandarci un racconto della sua esperienza o di tutte quelle cose che secondo lui ci possono servire per capire che cosa sta succedendo. La prova grafica, così chiamiamo questa prima fase è dunque costituita da una serie di fogli senza righe di tipo A4 scritti di pugno dal soggetto ed in fine firmati dallo stesso contenenti la storia del suo vissuto. Saranno particolarmente interessanti anche la storia di sogni ricorrenti o giudicati strani dal soggetto stesso. E’ bene ricordare che il sogno non è fantasia ma una parte distorta della realtà e sempre abbiamo trovato riscontri tra i sogni ed i vissuti ipnotici nei soggetti esaminati. La scelta dei sogni non deve essere considerata un problema poiché l’inconscio del soggetto gli suggerisce i sogni a contenuto ufologico senza che né noi né il cosciente del soggetto siano veramente informati del lavoro dell’inconscio. Così ci sentiremo raccontare che il nostro addotto da bambino faceva sempre un sogno in cui lui di notte andava fuori a giocare con piccoli giocattoli quando si doveva nascondere in uno strano vagone in una stazione abbandonata mentre due suoi piccoli amici dai tratti orientali e vestiti con delle tutine strane ridevano e lo spaventavano contemporaneamente. Il vissuto ipnotico rileverà a distanza di diversi mesi che l’esperienza sognata era legata fortemente ad un episodio di adduzione in cui il soggetto all’età di sette anni veniva prelevato da due piccoli grigi e portato in un luogo che assomigliava ad una stazione abbandonata per via della presenza di tunnel bui. Il ragazzo veniva costretto ad eseguire un gioco di abilità nel quale doveva introdurre alcuni piccoli oggetti colorati dentro opportuni incastri ed i suoi amici, vestiti con questa tutina sembravano sorridere quando il soggetto faceva il gioco rapidamente mentre fastidiose sensazioni colpivano il soggetto quando sbagliava ad introdurre i piccoli oggetti colorati dentro gli appositi sostegni. Così le unghie nere di uno dei piccoli esseri erano la trasfigurazione di tutta la pelle nera ed i tratti orientali del sogno si trasformavano nell’espressione di occhi allungati neri e senza palpebra che caratterizzava gli esserini visti nella realtà. La presenza nel sogno della nonna che costringeva il ragazzo ad andar a giocare fuori non era casuale poiché si venne a scoprire che anche la nonna da piccola era stata addotta ed il sogno in sé ci dava le prime indicazioni di quelli che sarebbero stati i veri rapporti tra l’addotto e gli esserini che il soggetto chiamava all’inizio delle ipnosi… i miei amici che giocano con me… ma alla fine venivano identificati con …. Quegli stronzetti…! I contenuti onirici possono essere svariati ma vale la pena di citarne alcuni particolarmente frequenti nelle esperienze di addotti. Il sogno legato all’ospedale nel quale si crede di essere in una strana struttura ospedaliera dove ci sono medici che a volte vengono scambiati per tali semplicemente perché hanno un camicione bianco. Il soggetto sia maschio che femmina non riesce quasi mai a vedere la faccia del medico di cui però ha paura. Sovente vengono sognati molti lettini e diversi pazienti. Non è raro in questi sogni vedere alcuni militari che parlano francese e sono antipatici. Così appaiono i sogni di una stanza in cui dentro bottiglie di vetro ci sono degli strani bambini piccoli. L’ipnosi rivelerà in seguito che le esperienze degli addotti sono accomunate da una serie di vissuti analoghi in cui durante il rapimento vengono condotti in una base in territorio francese in cui si parla francese dove militari NATO ed alieni di un certo tipo producono sperimentazioni biologiche su esseri rapiti. In questa base esiste sempre una stanza chiamata la stanza dei feti dove alcuni cilindri di vetro contengono qualcosa che assomiglia molto da vicino a feti non umani ma umanoidi. Non si deve ritenere che i vissuti in fase onirica possano essere interpretati dal Field Investigator secondo una propria idea poiché gli addotti sono molto precisi ad identificare i sogni ed i vissuti reali e qualcosa che non è né l’uno né l’altro. Così una volta parlando con una addotta gli chiesi se aveva mai sognato dei bambini dentro bottiglie di vetro…Lei mi rispose di no che non aveva mai fatto questo sogno ma invece aveva sognato dei feti dentro dei cilindri di vetro. Dietro al sogno si può celare non un sogno ma una esperienza che viene ricordata come un sogno…. O meglio…il soggetto non la ricorda come cosa realmente accaduta ma nemmeno come sogno… allora pensa che si possa trattare di sogno. In realtà potrebbe essere un ricordo di un’esperienza reale vissuta in uno stato di coscienza alterata da farmaci, come risulta poi dalla ricostruzione ipnotica. Sogni di macchine volanti sono altresì frequenti, così come soprattutto nelle femmine sogni e sensazioni di essere state messe incinte e di avere figli da qualche parte del cosmo che a volte compaiono nei sogni come bambini biondi, con pochi capelli e totalmente inespressivi: l’emotività legata a questi vissuti è altissima e non facilmente giustificabile sulle basi di un semplice sogno o di problemi femminili legati a mancate gravidanze od a desiderio di espletare la funzione materna frustrata dagli eventi della vita. I test che nella prima fase useremo sono la prova grafica ed il test delle onde e stelle. Questi due test si basano sulla capacità di scrivere e disegnare ed essendo basati sul movimento del corpo sono segnali del nostro inconscio dove è per noi più facile scoprire la realtà dei vissuti. Il test di onde e stelle consiste in un disegno che viene richiesto al soggetto. Gli si dice di disegnare sul solito foglio A4 un cielo con sotto il mare. Se da un lato questo test è ottimo perché scavalca problemi dettati dall’età del soggetto e dalla sua cultura, dall’altro tutti sanno fare un disegno di quel tipo anche un bambino sopra i quattro anni. Questo test potrebbe rappresentare un’ottima alternativa al test di Hirt di Bud Hopkins che comunque rimane estremamente valido. |
IL TEST DI HIRT
| Il test di Hirt è un test proiettivo che consiste nel far vedere al bambino alcune figure e chiedergli di identificarle. Immancabilmente se il soggetto ha avuto rapimenti: identifica la figura del grigio con espressioni del tipo…è quello che mi viene a prendere di notte quando i miei genitori dormono... | ![]() |
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| Ma andiamo
con ordine. Per l’interpretazione del test delle onde e delle stelle
si rimanda all’apposito testo in bibliografia ma in questa sede
è bene ricordare che il trucco del test è quello di verificare
come lo spazio nel disegno è gestito dal soggetto secondo quelle
che sono le regole dettate già ai primi del 900 da Pulver. Il test della prova grafica è una vera e propria fotocopia della personalità che abbiamo davanti. I parametri indicati dalla grafologia sono estremamente precisi e possono disegnare una personalità con una realtà del 95% con grande precisione. Altri test sebbene utili sembrano molto faticosi e specialistici da impiegare ma se entrano nel bagaglio culturale di nostri field investigator saranno ben accetti. Va qui sottolineato che non esiste una procedura standard da impiegare con tutti gli addotti e non deve esistere poiché ogni addotto è diverso da un altro e la procedura che ha successo con uno può non dare risultati su un altro per mille ragioni. Dunque stabilita una procedura base questa deve servire come indicazione di massima ma non deve essere considerata costrittiva ma solo indicativa per garantire un minimo di omogeneità dei dati. Si chiederà infine al nostro soggetto di inviarci una registrazione della sua voce sulla quale esegue un test vocale da noi progettato. Il test vocale ha lo scopo di misurare alcuni parametri di tensione delle corde vocali durante il test. Essendo le corde vocali legate al movimento dei muscoli ad esse preposte risente di diversi tipi di stress che possono essere indicativi di verità o di falsità. Bisogna ricordare che il soggetto può dire due tipi di bugie una cosciente e l’altra totalmente incosciente. In un caso mentirà a noi e nel secondo soprattutto a se stesso. Il responso al primo livello lo da una macchina cioè un programma computerizzato fatto su misura per queste cose. Il programma da noi già testato misura cinque parametri di stress ed è in grado di dare una risposta dinamica su quello che succede nel subconscio del soggetto mentre parla. Il test è stato progettato come hardware per funzionare anche con telefoni e registratori quindi non è necessario avere davanti il soggetto ma basta che lui ci invii il questionario che noi gli faremo avere, non compilato, bensì recitato davanti al microfono di un registratore con le modalità che gli indicheremo nel test che qui di seguito riportiamo interamente. Come si noterà il test assolve a due situazioni: la prima è stabilire ancora una volta attraverso tecniche di programmazione neurolinguistica come il soggetto si relaziona con le sue esperienze ma dall’altro lato vuole effettuare un vero e proprio test con domande mirate a verificare se il soggetto rientra in quei parametri che si identificano con il nome di sindrome da rapimento. |
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Dati personali: Nome………………………Cognome…………………….data d i nascita………istruzione…… luogo di nascita………………sesso……….risultato del test grafologico………………………………………. …………………………………………………………………………………………………………………………… …………………………………………………………………………………………………………………………… …………………………………………………………………………………………………………………………… malattie ed operazioni subite…………………………………………………………………………………………. …………………………………………………………………………………………………………………………… disturbi di natura sessuale……………………………………………………………………………………………. ……………………………………………………………………………………………………………………………. conferma del soggetto al trattamento ed al prelevamento dei dati dal questionario :sono d’accordo che i miei dati vengano prelevati coni test audio e di programmazione neurolinguistica che l’inquirente………………….crederà opportuno impiegare nello studio del mio caso: in fede…………………………………data…………..lì…………………. |
| Calibratura
del test (15 secondi)
1. come ti chiami Test reale (ottanta frammenti) 1. hai mai perso sangue dal naso 2. hai mai avuto disturbi dell’udito ad un solo orecchio
sotto forma di suoni strani 4. hai delle cicatrici sul corpo che non ti ricordi come ti sei procurato 5. hai mai avuto crisi depressive 6. ti sei mai sentito solo ed incompreso 7. ti sei mai sentito come proveniente da un altro pianeta 8. hai mai visto o sognato un ufo 9. ha mai visto o sognato che ti mettevano qualcosa nel naso 10. hai mai visto o sognato un essere non eguale a noi 11. hai mai avuto una sete irresistibile e bevuto molta acqua 12. ti piace il sale 13. ti sei mai svegliato con la pelle colorata di giallo 14. hai mai sognato di avere un figlio tuo che non era di questo mondo 15. hai mai sognato di essere in un luogo tecnologico 16. pratichi meditazione, tecniche di rilassamento od arti marziali 17. hai mai visto o sognato esseri con gli occhi da gatto 18. hai mai sognato di essere in un luogo sotterraneo 19. hai mai sognato dei militari 20. hai mai visto o sognato degli insetti come delle grosse cavallette 22. credi di aver sognato od hai vissuto realmente questa esperienza 23. hai mai sognato di subire operazioni chirurgiche 24. hai mai sognato di essere in uno strano ospedale 25. hai mai sognato dei feti dentro delle colonne di vetro 26. ti sei mai svegliato senza parte del pigiama o con una parte messa al contrario |
| note per il compilatore:
Alle domande a cui si può rispondere si o no si deve fare un segno sul numero o sulla lettera della domanda solo se affermativa è la risposta. Nelle caselle nere si deve scrivere il numero del corrispondente blocco ed il risultato del test per quella domanda Alle domande dove si dice sognato o visto in caso di affermatività va sottolineato il termine utilizzato dal soggetto Alle domande contrassegnate con le lettere dell’alfabeto si possono dare indicazioni anche solo cumulative per quanto riguarda i blocchi del test (inizio e fine) e i risultati parziali La domanda 22 tende a
verificare il livello di stress di verità in contrapposizione
alle domande in cui esisteva già l’opzione vero o sognato
in quanto il soggetto durante il test viene lasciato libero di credere
se ha sognato o vissuto realmente le sue esperienze senza che questo
crei nelle risposte del test dello stress aggiuntivo. Alla fine però
si chiederà di rispondere precisamente a questo aspetto della
questione e se si evincerà differenza tra l’ultima risposta
e le risposte che vanno dal numero 8 al 21 ci si troverà di fronte
con alta probabilità alla realtà dichiarata dal test,
per questa ultima risposta. |
| Come si può notare le domande sono calibrate sulla base delle esperienze di abduction di tutto il mondo e sulla base delle nuove informazioni che ci sono pervenute nel corso degli ultimi anni durante il nostro lavoro di inchiesta. Tale questionario dunque non esiste in nessuna altra parte del mondo ma è personalizzato per le nostre metodologie. Ma vediamone un risultato grafico: |

| In questo
caso per esempio si può notare come il soggetto non menta ma è
estremamente eccitato quando racconta dell’esperienza di missing
time che ha avuto, nel quale si è trovato con la sua automobile
da un'altra parte e non sa come c’è arrivato. Il tono della
voce sembra lo stesso dalla registrazione e non si riesce a scorgere nessuna
deviazione dalla norma ma nel grafico dell’ecittazione totale, l’ultimo
in basso nel grafico per quattro volte si registrano forti picchi al di
sopra della media. Senza entrare nella descrizione dei parametri in questa sede, registrati dal sistema possiamo però vedere come il test funzioni alla perfezione. La diagnosi automatica comunque per aiutare i neofiti sarà la seguente, dove in alcuni casi il soggetto tende a non essere in accordo con quello che dice. |
| Data:08/08/00 Nome del soggetto:…………………… ------------------------------------- Truster - Profilo Utente ------------------------------------ > Campione 'Eccitato' : (20%) --------------------- (Modalità microfono) |
| In questo caso il
soggetto e per la professione che svolge e per il livello culturale che
possiede viene messo nelle condizioni di eccitarsi quando racconta un
episodio realmente accaduto nella sua vita ma a domande più precise
su alieni visti o sognati appare confuso. Starà all’ipnosi
stabilire più profondamente se quello stress da bugia è
dovuto al fatto che l’inconscio non la pensa come il subconscio.
Dal test si evince comunque che all’esperienza di missing time è
legato un trauma reale.
Il test della scrittura mostra come il soggetto sia totalmente
equilibrato ed adatto al lavoro che ricopre dove si sente realizzato
completamente. In famiglia egualmente in armonia non ha problemi. Se
non fosse che durante il sonno in giardino un giorno è stato
visto levitare per alcuni minuti da ben due testimoni (familiari) che
lo hanno rumorosamente fatto svegliare e quindi ricadere pesantemente
sul suo lettino. Nell’analisi
a distanza esiste il progetto di identificare un altro e più
nuovo test da realizzare su base statistica che monitorizzi il fenomeno
abduction in Italia. |
| I dati
sono espressi in percentuale su tredici domande che riportiamo di seguito.
Ora senza entrare nei particolari della statistica si può notare
come l’andamento nelle risposte dei maschi e delle femmine è
pressochè identico con l’inversione di tendenza solo sull’ultima
domanda che riguardava l’essere mai stati testimoni di un evento
ufologico. Le femmine sono come numero meno dei maschi ma appaiono più convinte di quello che dicono mentre per i maschi abbiamo dovuto scartare più soggetti che ci sono sembrati meno seri o forse più portati a voler essere al centro dell’attenzione ed a credersi addotti solo per questo motivo. La donna ha più paura ma quando decide di rispondere al questionario lo fa con minori remore del maschio ed è più convincente. |
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Femmine |
Maschi |
| Come si nota le domande
erano strutturate solo come sì e no ma veniva lasciata libertà
di espressione in alcune righe di testo libero che il compilatore era
spinto a riempire se avesse avuto bisogno di chiarire alcune delle sue
risposte. Le risposte furono esaminate con una tecnica di correlazione quadricorrelazionale cioè si esaminavano quattro risposte alla volta e si stabiliva l’indice di correlazionabilità cioè in percentuale quante persone rispondevano sì a tutte e quattro le domande. La percentuale così ricavata diceva che almeno a quattro situazioni diverse si potevano correlare altre quattro situazioni di vissuto. Questa tecnica è stata inventata da Willy Smith, noto ufologo americano ed insegnante di statistica all’università a New York. Il 5 per mille di maschi e di femmine cioè l% del campione rispondeva affermativamente a diversi blocchi di quattro situazioni quindi era da considerarsi potenziale addotto. Se da un lato tale primo approccio era ancora criticabile d’altra parte i dati ottenuti erano stranamente identici a quelli trovati da Hopkins negli Stati Uniti (Hopkins ci confermava comunque che secondo lui negli USA i rapiti salivano al 2.5% di tutta la popolazione). Se da un lato le statistiche ci possono fornire un ampio dato quantitativo è sempre il racconto del singolo che qualitativamente ci dice cosa sta succedendo ed è per questo che abbiamo esteso lo studio sulle IA a diversi addotti italiani. Sarà dunque nostro compito elaborare un test da riproporre alla popolazione mediante internet e riviste non appena i nostri psicologi si siano fatta un’idea del fenomeno che vanno ad analizzare. ANALISI RAVVICINATA |
| La sindrome del finto
rapito colpisce ragazzi giovani mal introdotti nell’ambiente familiare,
ragazzi di basso livello culturale di spiccata ingenuità e psicotici
autoreferenziali. Segnaliamo anche casi di donne sessualmente disturbate
che portano con se vissuti di improbabili violenze sessuali praticate
da alieni. Ma di quest’ultimo aspetto parleremo più diffusamente
in seguito. Durante il colloquio diretto si dovrà fa raccontare al soggetto tutto quello che il soggetto pensa sia importante facendolo disegnare spesso mentre racconta. Il disegno in questo contesto viene utilizzato per scaricare la tensione di un ricordo difficile da esaminare ma scopriremo che permette al ricordo seppellito a livello inconscio di venir fuori molto bene ed in alcuni casi l’ipnosi diventa addirittura inutile. Il meccanismo del ricordo chiuso nell’inconscio viene attraverso la Programmazione Neurolinguistica attivato. L’atto di disegnare è legato al movimento, al mimare la scena in cui ci si ritrova, come in una vera e propria recita. Il soggetto dunque parlerà con il corpo e se i segnali del corpo non verranno mediati dal subconscio saremo in presenza di una ricostruzione fedele ed incredibile di quello che è in realtà successo. In questo caso dunque oltre al disegno di ambienti e di esseri visti ci sarà la mimazione ad occhi chiusi di quello che stava succedendo. Si dirà al soggetto di chiudere gli occhi, di ricordarsi la scena in cui era e di mimare accennando mentre parla lentamente le azioni compiute. Le cose che accadono in questi momenti sono rappresentate da quanto segue. Ad un soggetto adulto maschio addotto che ricordava di essere stato condotto in una base sotterranea gli si chiese di ripetere i gesti che aveva fatto passando in un corridoio quando si ricordò che davanti a lui c’era una porta ma a questo punto non ricordava più niente. L’operatore chiese al soggetto per alleviare la tensione di descrivere qualcosa che potesse distrarlo e disse di descrivere la maniglia della porta e di mimare il gesto di aprire la porta. Fu a quel punto che il soggetto allungò la mano destra per afferrare una maniglia che doveva aprire la porta ma subito si fermò.. aprì gli occhi e disse…ma non c’è la maniglia….la porta si apre da sola perché è scorrevole. Il soggetto che ricorda è il primo ad essere meravigliato di come il ricordo così sollecitato possa venire a galla facilmente. In questo esempio sono stati usati diversi trucchi primo fra i quali attirare l’attenzione del soggetto su particolari apparentemente meno importanti quando il soggetto stesso manifesta stress nel ricordo. Un secondo aspetto della questione è rappresentato da attrarre l’attenzione del soggetto su un particolare della scena quando non riesce a ricordarla. Il cervello è facilitato a ricordare particolari che aprono la porta al recupero di tutto l’insieme. In un altro caso mentre un addotto stava ricordando il sogno che aveva fatto ma che si rivelerà una trasposizione di un evento realmente accaduto …mentre è in un supermercato e sta scappando tirato per la giacchetta da una sua amica che si trova lì perché fa la commessa in quel supermercato …. Si fa notare al soggetto che la sua amica non poteva essere lì e di guardare meglio chi lo stava tirando per la maglia….”sono sicuro che sia la mia amica ma non capisco perché porti gi occhiali neri….guarda bene l’occhio sinistro, la lente come è fatta?…ma che strani occhiali non ha le stanghette… e nemmeno c’è il legame fra una lente e l’altra…..e le lenti non sono lenti ma sembrano far parte dell’occhio stesso.. Così si scoprì che non era la sua amica nel sogno a strattonarlo ma un essere piccolo e grigio con le solite quattro dita….. Mano a mano che il soggetto comincia a ricordare si deve insistere senza fornire al soggetto nessuna indicazione né assumere atteggiamenti di incredulità o di soddisfazione per quello che viene detto. Il soggetto non deve mai essere gratificato per quello che dice e si scoprirà che molto presto lo stesso soggetto chiederà all’inquirente cosa ne pensa di lui e delle sue dichiarazioni. Questo è il momento in cui il soggetto tenta di capire se è creduto dall’inquirente ma quest’ultimo deve sempre dirgli che alcune cose dette sembrano avallare certe tesi mentre altre le confutano così il soggetto crederà che noi si conoscano già le risposte alle nostre domande e tenderà a non bluffare per paura di perdere credibilità ai nostri occhi. Teniamo presente che il soggetto tende a bluffare anche se è in buona fede ed anche se non ha vissuto i vissuti che descrive. D’altra parte il soggetto è in una situazione di inferiorità psicologica e tenta a livello subcosciente di guadagnarsi la fiducia dell’inquirente. Non bisogna dunque cadere in trappola né mai abbassare la guardia, neanche quando il soggetto ha già dato prova di essere stato veramente coinvolto da un’esperienza di abduction. In questa terza fase dunque è importante non solo quello che il soggetto racconta stimolato dalle nostre domande ma come lo racconta. L’analisi comportamentale infatti è un’altra branca della PNL ed andrebbe conosciuta almeno a livello sommario. Facciamo qualche importante esempio. Se il soggetto maschio sta seduto a gambe strette significa che vuol proteggersi i suoi genitali in un atteggiamento da un lato di difesa e dall’altro di poca disponibilità sessuale. Se il soggetto si pone di lato all’interlocutore vuol dire che non gli interessa quello che sta dicendo ma se si mette in una postura protratta verso chi parla vuol dire che è attento. I così detti toccamenti delle mai sotto il naso sono gesti di rifiuto per quello che è stato ascoltato. Tipi chiusi si posturano con la punta delle scarpe in dentro e tendono a consumare la parte sinistra della suola delle scarpe più che la destra. Persone superficiali camminano sovente più di taglio esterno del piede che non appoggiando tutta la superficie podale al suolo. Chi sfugge dalla realtà fa passi piccoli nervosi e sovente rumorosi se vuole attirare su di sé l’attenzione di chi gli stà intorno. Persone poco reattive in senso grafologico si muovono piano ed hanno scritture infantili e se da un lato non sanno mentire dall’altro non capiscono nemmeno quello che vedono. Persone che usano troppo profumo desiderano segnare come loro il territorio che li circonda e non si accontentato come tutti, della sfera che raggiunge la lunghezza del braccio teso attorno al loro corpo ma hanno bisogno di più spazio. Chi si profuma troppo dunque da un lato attacca e dall’altro si difende e difende il suo territorio. I maschi che fanno così tendono sovente a scrivere la parte centrale della loro grafia (il calibro) molto grande manifestando una considerazione esagerata del proprio IO. Così dunque in tempo reale sommeremo i dati dell’analisi grafologica con quelli della analisi comportamentale nel tentativo di avere una risposta mediata. A questo proposito è estremamente importante l’analisi del movimento dei bulbi oculari: infatti il posizionare gli occhi a sinistra in alto vuol dire che si sta attivando quella zona del cervello che è destinata a tutte le immagini realmente viste mentre se si guarda in alto a destra si cerca nella sfera dell’immaginario. Analogamente i suoni percepiti realmete saranno ricordati spostando i bulbi oculari sul piano verso sinistra mentre quelli immaginati, verso destra. In basso a sinistra ricorderemo le sensazioni tattili il gusto ed i sensi in genere ma a destra in basso ci sono i discorsi che ci facciamo dentro di noi…provare per credere. E’ chiaro che basta il movimento dei bulbi oculari per seguire un discorso neurolinguistico e controllare le stimolazioni dell’inconscio verso il ricordo reale od immaginario che sia. Quando i bulbi oculari sono posti in alto al centro si sta pensando a qualcosa di positivo mitico, forse incredibile per quanto buono. Al contrario gli occhi verso il basso sono la disperazione da non confondersi con il nascondimento che accompagna questa situazione con l’abbassarsi delle palpebre e del collo verso l’avanti. Immaginate la seguente frase e mimatela… sono disperato!! Oppure quest’altra.. se vincessi un miliardo alla lotteria….e guardate i movimenti che avete fatto. Gli incontri con il testimone saranno molti ed in questi casi si avrà cura di registrare su nastro tutte le conversazioni perché serviranno da discussione nelle riunioni di gruppo dove tutti discuteranno su ogni loro singolo caso. Passano così dai tre ai quattro mesi prima di arrivare alla fase quattro, la regressione. |
| LA REGRESSIONE Per quanto riguarda le regressioni impiegate esistono due tipi di procedura che vengono impiegate e che sono il così detto sogno ad occhi aperti e l’ipnosi profonda. In realtà la prima corrisponde ad uno stato di ipnosi più leggera e meno invasiva della seconda. Si tratta di far rilassare il soggetto nel modo migliore, steso su un lettino o su una poltrona ad occhi chiusi si indurrà la seguente immagine che lui dovrà vedere nel suo cervello. L’immagine fissa che deve ricordare è quella esattamente prima a quando sta per perdere la memoria, cioè in altre parole gli si chiederà di evocare l’ultimo ricordo utile sia di un vissuto reale che di un sogno. Il soggetto verrà per esempio invitato a guardare in un grande schermo dove si sta per proiettare quella scena che lui conosce bene. Gli si dirà che al nostro via lo schermo si illuminerà è comparirà la scena immobile. Tutto ciò ovviamente quando il soggetto secondo noi è sufficientemente calmo e rilassato (controllo su stimolazione ciliare, movimento dei bulbi oculari e muscoli del collo nonché del numero di volte che il soggetto tende ad inghiottire). Al via, il soggetto verrà stimolato a vedere la scena ferma e gli si dirà di guardarla con gli occhi della mente molto accuratamente senza dire nulla, dall’alto al basso o da destra a sinistra o dal centro ai bordi o meglio per settori, destra altro o sinistra basso eccetera. In questa fase il soggetto vede qualcosa che si ricorda e va a muovere i bulbi oculari in alto a sinistra ma anche se è ad occhi chiusi si può facilmente controllare. Nel frattempo il subconscio si distrae perché non sta succedendo nulla di traumatico: il soggetto è calmo e sta ricordando qualcosa che già ricordava prima quindi tutto è sotto controllo. Non è necessario approfondire lo stato di rilassamento che deve essere una cosa assolutamente spontanea, come il soggetto sa fare. A questo punto diremo al soggetto di raccontarci con calma la scena che sta vedendo e noteremo che dapprima con fatica quindi con più sicurezza salteranno fuori una marea di particolari che a livello cosciente non erano ricordabili ma che comunque erano stati fotografati dall’inconscio. Ciò accade anche perché il subconscio si sta distraendo e non esercita più in questa fase un elevato controllo sulle informazioni che gli passano attraverso, in modo simile a quello che accade in un sogno. Il soggetto in questa fase è perfettamente cosciente di quello che sta ricordando e semmai sarà meravigliato di tutto quello che si ricorda. Il racconto si spezza nel momento stesso in cui lo stress riprende il sopravvento. In questa fase l’esperimento deve essere interrotto perché tanto il subconscio ha ripreso il controllo della situazione e non lo molerà più. Dopo qualche giorno si riproverà daccapo. Con calma si può andare avanti così per molte sedute e far acquisire consapevolezza al soggetto di quello che più o meno è capitato. I soggetti ricordano in modo diverso e con più o meno difficoltà a seconda della forza del proprio IO. Molti hanno ricordi lucidi che credono essere validi altri non ricordano quasi niente. In realtà chi ricorda di più sono coloro che per varie vicissitudini della vita sono stati condotti a fare meditazione, arti marziali, tecniche di respirazione eccetera, cioè sono già allenati a gestire in parte almeno il loro conscio ed il loro subconscio. In realtà comunque anche chi crede di avere ricordi netti avrà solo forti distorsioni di situazioni sovente traumatiche che gli si sono modificate nel cervello. Per riuscire a sfondare la barriera dei ricordi bisogna sapere come il ricordo è stato alterato nei soggetti indagati e va sottolineato che la nostra esperienza ha messo in evidenza due sostanziali processi: uno messo in atto dal soggetto che tenta di darsi spiegazioni più positive di quello che sta succedendo attraverso la dissonanza cognitiva. L’altro meccanismo è messo in atto dagli alieni di solito i grigi od in presenza di questi ultimi. I soggetti vengono stimolati a vedere (ricordare) luoghi a loro noti, amici, odori, situazioni realmente vissute, tutte insieme come in un rapido slide show. Riteniamo che le stimolazioni a livello di corteccia cerebrale siano innescati da un campo magnetico pulsato di opportuni treni di frequenze che abbia come effetto il risveglio di questi ricordi. Alla fine di questa stimolazione neurocorticale i ricordi affollano la mente del soggetto ma la maggior parte svaniscono ma quelli che per ultimi rimangono vengono fissati in una sequenza immaginaria fatta di pezzi veramente vissuti ma che cronologicamente parlando non sono minimamente correlabili tra loro. Il soggetto infatti ricostruisce questo processo in ipnosi e da questi racconti si è potuto postulare il meccanismo sopra descritto. Una fondamentale caratteristica dell’addotto è data dal fatto che non è in grado di collocare i suoi confusi ricordi in ordine di tempo. Per esempio dirà….ho aperto la portiera della macchina ed ho acceso il motore….no..ho acceso il motore….no il motore era già acceso…no ho spento l’autoradio ed ho acceso il motore….sempre più perplesso dirà alla fine di non ricordarsi cosa ha fatto prima e cosa dopo. Ciò accade poiché ai diversi ricordi veri che costituiscono il ricordo finto, sono legate informazioni temporali di a quando il ricordo si rifà. Essendo però stati riassemblati a caso non tornano con la sequenza storica dei diversi vissuti. Il soggetto è confuso e non può andare avanti. Oltre alla confusione scoprirete anche la perplessità del soggetto che non sa perché non si ricorda la cronologia degli eventi se invece crede di ricordarsi l’accaduto nel suo insieme. Così scoprirà che credeva di ricordare ma in realtà non ricorda un bel niente. Dunque se si usa il poligrafo per indagare sulla realtà di questi vissuti si potrebbe scoprire che il soggetto è in realtà in buona fede e non si scoprirebbero bugie: in fondo solo i pezzi dei diversi vissuti sono reali ma non il vissuto nella sua interezza. Così l’addotto anche in ipnosi profonda tenderà a ricordare di essere stato su un monte con i suoi amici scout e mentre loro preparano da mangiare lui va a far legna ma vede un disco volante e viene addotto. Quando torna i suoi amici hanno finito la colazione al sacco e non lo hanno neanche cercato. Riprendono il motorino e tornano a casa senza che nessuno chieda spiegazioni all’altro. In realtà il soggetto in stato di veglia dirà che quegli amici li ha visti una volta sola, che su quel monte c’è andato con altri un’altra volta, che il motorino non era dei ragazzi ma di altri amici che però non sono della zona eccetera. E’ difficile che con la tecnica del sogno ad occhi aperti si riesca coscientemente ad accorgersi di grosse discrepanze e si può credere di aver tirato fuori tutto il vissuto reale. In fondo con questa tecnica il soggetto ricorda già molto e si può essere portati a pensare che l’ipnosi profonda non sia necessaria. Nella maggior parte dei casi si è potuto verificare come solo l’ipnosi profonda porta in realtà a galla ed ancora con molte difficoltà le cose come sono realmente accadute. |
| L’ipnosi ed
i tre stati di coscienza Arriviamo ora alla vera e propria ipnosi. Dovendo cercare i dati del vero vissuto abbiamo pensato da tempo di utilizzare l’arma od il mezzo dell’ipnosi ristrutturando però l’idea della personalità su basi semplici perché tutti possano capire come funziona questo importante metodo di accertamento. La mente umana è stata divisa in tre piani che sono il conscio cioè i sensi tra cui il tatto la vista l’olfatto, l’udito, il sapore: c’è poi più in basso nel senso di più dentro di noi, più nascosto e meno palese il subconscio, quindi all’ultimo livello esiste l’inconscio. Il subconscio rappresenta quella parte di noi che si è sviluppata con la così detta civiltà. L’uomo ad un certo momento della sua evoluzione ha deciso di stare con altri uomini e di fare dei gruppi. A questo punto è nata nell’uomo la necessità di darsi delle regole interne che non permettessero a se stesso di fare del male agli altri. In parole più povere se un uomo incontra il suo odiato capo ufficio non c’è nessuna ragione perché gli dica buongiorno se non il suo subconscio. Se questo strumento non ci fosse la reazione sarebbe terribile e non ci sarebbe nessuna remora ad impedire al nostro impiegato di uccidere immediatamente il suo odiato capo ufficio. Dunque una serie di regole interne ormai insite nel nostro stesso DNA ci salvano la vita e ci permettono di stare insieme e di rispettare le regole della collettività. Ma se prendete i gatti, mammiferi abituati a stare da soli e non vivere in gruppo vedrete che questi sono caratterizzati da pochissimo subconscio. Ti leccano poi d’improvviso ti graffiano ma dopo poco si sono completamente dimenticati che ti hanno graffiato e ti rileccheranno come se nulla fosse stato. Il cane invece è abituato a stare in compagnia ed ha sviluppato una porzione di subconscio superiore a quella del gatto ed è anche per questo che erroneamente appare simile all'uomo nel suo comportamento. Esseri dunque evoluti hanno un subconscio gigante ma anche una grossa capacità di mentire a se stessi ed agli altri. Infatti il subconscio cerca sempre di mediare tra il conscio e l’inconscio cioè il super IO freudiano. E l’unico modo efficace che trova è di dire le bugie o di interpretare la realtà che deriva dal conscio ad usum delfini. L’inconscio infine è il super IO cioè colui che fa quello che gli pare perché non ha nessuna legge che gli serva. Il bambino piccolo è un contenitore di super IO autoreferenziale. Piange perché lo vuol fare e se ne frega se i suoi genitori moriranno di lì a poco. Lui vuole solo se stesso e degli altri non glie ne frega niente. (Questa è in fondo la vera natura umana che secondo noi, che non siamo perbenisti, fa apparire quella perversa malvagità che ci dice che se siamo stati creati da un dio a sua immagine e somiglianza questo deve per forza essere molto più stronzo di noi poiché noi siamo ancora imperfetti nda.). Dunque il meccanismo del ricordo funziona né più né meno come in un computer. Non dimentichiamo mai che l’uomo ha creato il computer e gioco forza ha messo in quella macchina una parte di sé. Il meccanismo del ricordo dunque è il seguente: I cinque sensi sono sensibili operatori che danno degli input sulle cose che vedono sentono percepiscono. Questi input, descrivono una cosa e tale descrizione scende a livello subconscio dove si fermano per un attimo. Qui il ricordo della cosa percepita viene spogliata letteralmente di tutto quello che è aspetto esteriore ed apparenza e tutte queste informazioni verranno immagazzinate in apposite parti del cervello. L’idea, il simbolo della cosa percepita infine andrà all’inconscio che la immagazzinerà in altre zone più profonde. Nel momento del ricordo ciò che accade secondo noi è esattamente l’inverso del percorso precedente. L’inconscio lascia partire il simbolo della cosa ricordata, che si ferma al piano di sopra a livello del subconscio. Qui si riattaccheranno tutti gli orpelli che rappresentano gli aspetti esteriori della cosa da ricordare, quindi tutto il prodotto della mente arriverà al conscio e chiudendo gli occhi lo potremmo vedere come se lo avessimo davanti. Tale meccanismo che compara un computer ad una mente umana non è ovviamente una nostra invenzione ma sembra che sia descritto da quelle che sono le ultime tendenze della ricerca in questo settore. Dunque se alterazione dei ricordi c’era, era a livello del subconscio poiché il super IO per come è strutturato non conosce la differenza tra vero e falso e non può dunque distinguere un ordine in grado di alterargli i ricordi. Il subconscio invece è stato creato proprio per mentire e per mentirci. L’ipnosi è un sistema che serve per parlare con l’inconscio cercando di distrarre il subconscio ed è per questo che con tale metodologia esce la realtà del vissuto così come è stato percepito dal soggetto (e non in realtà come è accaduto realmente) ma comunque non è un’alterazione di quello che è successo ma solo una interpretazione assolutamente oggettiva di quello che è accaduto. Se un ubriaco verrà ipnotizzato descriverà i pali della luce della strada come se fossero ondulati perché lui, li ha percepiti in quel modo ed i dati di input non possono essere valutati da un inconscio. E’ ancora il subconscio che valuta il grado di veridicità delle cose e se necessario, le altera per farle apparire più convenienti al soggetto percepente. In questo ambito l’ipnosi tende con dei trucchi a scavalcare il controllo del subconscio e far venire fuori liberamente l’inconscio cioè quasi sempre quello che realmente è accaduto, così come è apparso e non come è stato “volontariamente” modificato. L’ipnosi tende a far rilassare il soggetto ma nel contempo tende a far evocare delle scene a livello di ricordo che tengano impegnato il subconscio ce controlla quello che sta accadendo. Mano a mano che il vissuto in qualche modo viene proiettato nel cervello del soggetto questo si rilasserà sempre più, anche perché sarà cura dell’ipnologo in continuazione ricordare al soggetto che si deve rilassare. Quello che accade è che se il soggetto si rilassa, si rilasserà contestualmente il controllo del subconscio (l’inconscio non dorme mai!) così potremo chiedere le informazioni all’inconscio stesso che, passando attraverso il subconscio non verranno bloccate per censura ed arriveranno al cosciente cioè alla bocca che si muoverà (movimento del corpo eguale PNL!). Per rendere più chiaro questo esempio facciamo finta che nel nostro cosciente, subcosciente ed incosciente ci siano tanti omini che facciano tutte le operazioni necessarie al funzionamento di questi tre uffici. Quando si mette in stato ipnotico un individuo si dice agli omini del subconscio di guardare tutti fuori dalla finestra una bella immagine. Mentre ciò accade da una botola del pavimento passeranno tutte le cartelle con le informazioni dell’inconscio, prese direttamente dal cosciente che allungherà le proprie mani fino al terzo piano di questo castello. Quando le informazioni saranno passate al conscio ed il soggetto sarà tornato ad uno stato percettivo normale non si ricorderà niente di quello che ha detto in ipnosi poiché gli omini delegati al ricordo delle cose dette erano, a guardar fuori dalla finestra e si erano distratti. Il soggetto così si meraviglia di non ricordare nulla o poco di quello che ha detto in ipnosi ma la presenza di questa amnesia post ipnotica è e rimane uno dei sistemi migliori per verificare se l’ipnosi stessa è stata più o meno profonda. Ci si deve fidare di più di racconti non ricordati che di quelli parzialmente ricordati dunque a meno che il processo del ricordo non sia stato voluto dall’ipnologo. Dunque in realtà non si tratta di una amnesia ma di una vera e propria mancanza di dati oggettivi che il subconscio non ha registrato in uscita. Il soggetto dunque non sa a livello cosciente cosa ha detto anche se ha dentro di se tutte le informazioni che ha detto in ipnosi. All’inizio delle nostre indagini facevamo di tutto perché il soggetto non ricordasse e quindi non potesse essere cosciente di quello che era il contenuto dei suoi vissuti. Evitavamo così l’inquinamento delle prove nelle successive ipnosi. Oggi, una volta che ci siamo accertati della profondità delle prime sedute facciamo ricordare al soggetto con ordini ipnotici ben precisi. Cioè è come se dicessimo a tutti gli omini che stanno nel subconscio di guardar fuori della finestra ma a quelli che intervengono sul meccanismo dell’udito di stare invece molto attenti a quello che il soggetto dirà. Così le informazioni escono non controllate dal subconscio ma rientrano dalle orecchie del soggetto che diventa consapevole di quello che ha detto istante per istante. E’ chiaro che le cose non sono mai così semplici ma abbiamo voluto comunque schematizzarle al massimo per renderle fruibili anche ai neofiti dell’ipnosi. Il controllo delle informazioni inoltre è effettuato con un meccanismo che mette in relazione le stesse informazioni mentre fanno il solito percorso inconscio, subconscio, cosciente con il meccanismo appena visto ed un meccanismo prettamente neurolinguistico che può essere caratterizzato dal movimento di una parte del corpo dell’ipnotizzato. Diremo dunque al soggetto che tutte le volte che dirà una cosa non vera (non una Bugia) alzerà, che so, il braccio destro, lui non potrà farci niente perché il braccio destro si alzerà da solo (ed in effetti tale movimento dipende ancora una volta solo dall’inconscio quindi è irrefrenabile se tutti i meccanismi subconsci stanno dormendo). Dunque se il controllo sul subconscio è scarso il soggetto dirà delle cose non corrispondenti alla verità ed alzerà inesorabilmente il braccio. A questo punto il soggetto sebbene in ipnosi è conscio di aver alzato il braccio e tenderà a mediare la risposta ma con il subconscio non si media ed alla fine il contrasto interno terminerà inesorabilmente con la vittoria della risposta dell'arto superiore. Alla fine della seduta ipnotica si chiederà al soggetto cosa ricorda e si cercherà assieme di far affiorare altre situazioni che di solito a questo punto emergono spontanee al di fuori della trance. Non si danno qui di seguito le indicazioni necessarie per indurre la trance ipnotica poiché questo argomento sarà oggetto di altre pubblicazioni. E’ comunque importante rendersi conto che l’ipnosi non è un trucco ma un meccanismo che mette in grado il soggetto di prendere contatto con la parte più interiore di sé, cioè il super IO. ATTENZIONE! In stato di trance ipnotica, i sensi del soggetto sono soprattutto rappresentati e mediati dall’ipnologo il quale può far vedere qualsiasi cosa al soggetto stesso che la prenderà per vera: l’inconscio non è capace di distinguere il vero dal falso, questo lo fa il subconscio che però in ipnosi è distratto. Dunque in ipnosi se dite al soggetto che sta per essere punto dalle api, lui ci crederà al 100%. A questo punto è altrettanto chiaro che l’ipnologo non deve fare domande che possano in alcun modo influenzare i soggetti a lui sottoposti poiché si invaliderebbe l’intera metodologia. |
| L’ipnosi
dunque rappresenta un ottimo mezzo ma non il solo per scoprire cosa l’inconscio
del soggetto rapito ha percepito durante il proprio rapimento. Che la qualità di queste percezioni siano molto vicine alla realtà, è tutt’un’altra questione. L’esistenza di un evento reale, si basa anche su prove circostanziali ed evidenze sperimentali condotte sul soggetto addotto e sull’ambiente circostante il luogo delle abduction. Oggi stiamo pensando che il racconto del soggetto si avvicini ad una soglia dell’80% della realtà dell’accaduto. Bisogna ancora sottolineare che l’addotto non è un malato e quindi noi non lo dobbiamo sottoporre a terapia di qualsiasi tipo. Analogamente l’ipnosi non è effettuata a scopo terapeutico. Noi non siamo dei medici ed il rapito non è un nostro paziente. Il paziente è un malato che deve guarire. L’addotto non essendo malato non può essere curato e non può guarire. Quest’idea invece è di dominio psichiatrico poiché in quell’ambiente si ritiene che gli addotti siano degli schizofrenici e debbano essere quindi curati. La cura ha come scopo finale il rinnegamento delle esperienze vissute che vengono a forza rimosse. Una volta che il paziente sostiene che quello che gli è successo non è accaduto allora viene giudicato guarito. Per questa ragione è bene che gli psichiatri stiano lontano dai nostri addotti poiché la loro metodologia è incompatibile con la realtà del fenomeno rapimenti. LE
SITUAZIONI IPNOTICHE DI CARATTERE SESSUALE. |
| LA SINDROME DA ABDUCTION
(SDA) Ed
eccoci giunti all’elenco di tutti quei sintomi che producono la
sindrome di cui i rapiti sono soggetti. |
| In questa
sede non si tratta del contenuto dei vissuti in ambiente ipnotico poiché
questo argomento è coperto da segreto istruttorio e sarà
oggetto in altra sede di accurate discussioni.
Termina qui il protocollo sulle adduzioni che sarà implementato di volta in volta da successive aggiunte e modifiche riguardanti altri aspetti della questione che in questa prima stesura non hanno potuto essere descritti. BIBLIOGRAFIA
Corrado Malanga |